Flavio Oreglio e i suoi Musicomedians allo Spazio Mil
Federica Solaro - 19.02.2010

Tags: Musicomedians: il moscone nel wisky andò a cader, Musicomendians, Flavio Oreglio, Spazio Mil
Si ride tanto, si riflette con ironico distacco sulla Milano di oggi e si ascolta dellottima musica, carica di suggestioni...

Si ride tanto, si riflette con ironico distacco sulla Milano di oggi e si ascolta dellottima musica, carica di suggestioni provenienti dal cabaret musicale e dal teatro canzone di Walter Valdi, Giorgio Gaber, Fo e Jannacci, dei Gufi e di altri grandi maestri che hanno scritto parte della storia del teatro e della musica.
Musicomedians: il moscone nel wiskey andò a cader , il progetto che Flavio Oreglio ha portato in scena dal 15 al 17 febbraio allo Spazio Mil, si avvale di una squadra di artisti eccezionali, capaci di divertire il pubblico, saltellando con disinvoltura dalla canzone alla poesia, dalla critica politico-sociale alla satira sui luoghi più comuni.
Il pretesto da cui prende avvio lo spettacolo è il volo del moscone, un moscone qualunque, quellinsetto libero di muoversi invisibile nelle vite degli altri che diverse volte nella vita avremmo desiderato essere.
Occhio virtuale di comici e spettatori, questo discreto e inafferrabile protagonista simbatte, lungo il suo volo sopra la città, in scene di vita quotidiana: osserva i passanti e i vicini di casa, lo stress che li divora, la competizione sociale che ora li divide, ora li avvicina in un confronto metaforicamente reso attraverso una banalissima partita a risiko, a trivial o a scacchi.
Ma se alcune situazioni topiche, come il disagio delle sale dattesa o il rapporto con il portinaio, rimangono le stesse attraverso gli anni, Milano invece è cambiata, e tanto.
Non è più la Milano del boom economico, dei tramvai e delle case di ringhiera, quella raccontata dai musicommedianti, ma quella dei grattacieli e della metropolitana, quella dellExpo e dei centri commerciali, la Milano razzista, quella indifferente e utilitarista, quella che tutti i giorni si aliena da se stessa grazie alla propria dose di traffico quotidiano.
La poetica del teatro canzone viene calata nella contemporaneità e persino il sacrificio di Cristo è riletto alla luce della dura legge del marketing, vero west postmoderno in cui si disputa la battaglia tra colonizzatori e sfrattati. Una promozione dimmagine con tanto di logo a forma di croce che, anche il pubblico si trova ad ammetterlo, è stato il più grande successo pubblicitario della storia delluomo.
La critica graffiante di Oreglio, di Walter Leonardi e della coppia Germano Lanzone- Rafael Didoni si fonde con la poesia disincantata di Vincezo Costantino Cinaski, per poi cedere il passo al racconto su chitarra di Flavio Pirini, al blues sfrenato di Folco Orselli e, infine, alle battute fulminee di Franco Rossi, comico che sotto la direzione di Flavio Oreglio si era già apprezzato al fianco di artisti come Stefano Covri e Fabrizio Canciani.
Uno spettacolo arguto che sa come rendere attuale una forma darte nata cinquantanni fa, ritraendo una Milano che si fa emblema del mondo.

