Coraggio, il meglio è passato: scene di crisi al Guanella
Giulia Capodieci - 10.02.2010

Al Teatro Guanellla uno sguardo al passato e al presente con un tema difficile che obbliga a farsi domande...

Lo spettacolo ha come punto di partenza i testi di Artur Miller, rielaborati dalla regista Caterina Scalenghe che intreccia le scene in una meccanica cruda e precisa.
La crisi del ’29 è resa con la metafora dell’orologio, un lento, inesorabile eppure inaspettato ticchettio che trascina nella rovina.
La regista e gli attori indagano i lati più profondi dell’animo umano: il legame con la famiglia, la lotta con i propri simili, la speranza di poter realizzare prima o poi le proprie ambizioni e la perdita della dignità personale.
Gli attori (Marco Colombo Bolla, Lia Gallo e Donato Nubile), le cui interpretazioni spaziano dal grottesco fino a toccare i lati più oscuri della tristezza e della disfatta, interpretano una benestante famiglia americana, con molti progetti e abitudini che vengono, all’improvviso, spazzate via: spariscono gli intrattenimenti la sera, i bei vestiti, la sorpresa di un mazzo di fiori, dischi, libri, ricordi d’infanzia…
A cosa si rimane aggrappati quando tutto ti scivola dalle mani? “Si prendano pure tutti i gioielli, ma il mio pianoforte non si tocca…”
Il figlio, rinuncia all’università e cerca fortuna lontano, lasciando una madre spaesata e un padre disfatto.
I monologhi sono dolci e forti allo stesso tempo, le parole di Miller entrano nello stomaco ma è soprattutto la ricerca di immagini e l’elaborazione dello spazio scenico a sorprendere il pubblico.
Una bolla di cellophan, la luce fioca delle lampadine che si accendono a intermittenza, proiezioni, una fila di scarpe abbandonate, la perdita di punti di sostegno resa attraverso una cascata di perline su cui gli attori scivolano e cadono, la lotta animale tra due uomini, il mito del benessere americano che diventa una mucca a cui mungere champagneÂ… Le immagini, con tutto il loro bagaglio di simboli, si accavallano e si intrecciano allÂ’interno di un luogo chiuso, senza via dÂ’uscita.
A condurre lo spettacolo, più che i testi, sono le evoluzioni delle immagini sulle musiche e i movimenti degli attori, la loro mimica, la sovreccitazione dei movimenti unita a un tono di voce sempre più fioco.
Un grande lavoro nella ricerca di umanità e poesia che col tempo potrà crescere ancora di più.
Uno sguardo al passato con una lucidità e una modernità che lascia attoniti.
La Compagnia Campo Teatrale ha colto la sfida, elaborando un tema, oggi così attuale, attraverso un realismo senza illusioni ma inserito all’interno di uno scenario astratto, quasi onirico.



