Mela di Dacia Maraini alla Sala Fontana

Lucia Mieli - 13.02.2010 testo grande testo normale

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Tags: Mela, Maraini, Fontana, Chiodi,

Fino al 21 febbraio, nello spazio claustrofobico di una cucina, tradizionale fossa dei leoni domestica, tre generazioni di donne parlano, mangiano, amano e si divorano...

In scena al Sala Fontana “Mela” (1981) di Dacia Maraini: nello spazio claustrofobico di una cucina , tradizionale fossa dei leoni domestica, tre generazioni di donne parlano, mangiano, amano e si divorano.


Lo spettacolo è impregnato su tre bellissimi personaggi femminili (nonna, madre e nipote), ben delineati nella loro quotidianità, nei loro sogni e caratteri dalla scrittura al contempo forte e piana della Maraini.
L'azione scenica rispetta le unità di tempo e luogo, avvenendo nello spazio di un pomeriggio, ma si apre anche in squarci sul passato, continuamente rievocato, dalle tre donne.

Unite, amiche e complici ma anche avversarie, esse si toccano lievemente e si scontrano sui grandi temi della vita, in primis l'amore, in una quotidianità tutta femminile che, anche nei momenti più prosastici, coinvolge sempre i piani più profondi dell'essere.
Pur schiacciate insieme all'interno del ristretto cubo scenografico, le tre protagoniste albergano mondi completamente separati e la comunicazione è spesso solo apparente: come se le tre parlassero lingue completamente diverse. Mela, la nonna, vive d'amore (in senso gioioso e carnale); sua figlia parla la lingua della politica rivoluzionaria del '68 e della martirio casalingo, mentre la nipote è chiusa nel mondo egoistico e polemico così tipico dell'adolescenza.

Perfino la tentata tragedia, nel finale, risulterà innocua perché non verrà riconosciuta come tale da parte di esseri solo apparentemente comunicanti, ma che in realtà non si vedono neppure.

Merita menzione particolare lo splendido personaggio di Mela, così antitradizionale e anticaratteristico rispetto ai modelli vigenti della vecchiaia, nelle sue vesti di donna potentemente innamorata della vita e dell'amore, tanto da sembrare la più giovane delle tre: una giovinezza non a colpi di lifting e liposuzioni, ma scaturente dall'anima del personaggio.

La recitazione, naturalistica, è sostenuta da un buona interazione drammatica e complicità tra le giovani e dotate attrici, che rendono lo spettacolo piacevole e leggero. Tuttavia il ritmo risulta spesso anche fin troppo concitato: tutto pare eccessivamente lieve e il dolore, la rabbia e la solitudine dei personaggi rimango insondati.
Le luci, troppo uniformi e scarsamente drammatiche, non aiutano, specialmente durante i monologhi, a isolare i personaggi e a guidarci nel loro animo, che pure emerge dalle battute.
Gli stacchi di buio in cui le tre attrici appaiono isolate e chiuse nei loro universi autoreferenziali risultano un po' pleonastici e didattici.

La regia di Andrea Chiodi (classe 1979), seppur pregevole, risulta a tratti acerba e, forse, non ancora pronta ad affrontare un testo senz'altro difficile, che si configura come indagine all'ennesima potenza del Femminile, della psiche delle donne e della “loro” società.
La splendida scenografia costruita (con tanto di fornello funzionante) aiuta le attrici a intessere la loro interpretazione di una partitura di azioni quotidiana che senz'altro sostiene e supporta il realismo psicologico, ma da allo spettacolo un sapore un po' televisivo.

Teatro sala Fontana
via Boltraffio 21

9/21 febbraio 2010
Elsinor Produzioni
Mela
di Dacia Maraini
con Angela Dematté, Francesca Minutoli, Alessia Spinelli
scene e costumi Ilaria Ariemme, Davide Cappellato, Lorenzo Carta
musiche originali Ferdinando Baroffio
regia Andrea Chiodi

informazioni e prenotazioni
tel. 02.69015733
da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 16.00

biglietteria
tel. 02.6886314


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