La tragica banalità del male nella Scatola Magica
Lucia Mieli - 15.02.2010

Tags: 20 Novembre, Lars Noren, Fausto Russo Alesi
In un monologo intenso e drammatico, la tragica carneficina avvenuta nel 2006 in un liceo di Emstennen, in Germania, ad opera di un diciottenne...

Fausto Russo Alesi, in un monologo intenso e drammatico, cura la regia di “20 Novembre” di Lars Noren, ispirato alla tragica carneficina avvenuta nel 2006 in un liceo di Emstennen, in Germania, ad opera di un diciottenne.
Nella claustrofobica saletta “Scatola Magica” del Piccolo Teatro Strehler il pubblico si stringe sui due lati di una stretta pedana nera. Sul terzo lato alcuni manichini, inquietantemente simili agli spettatori nella posa e nell'abbigliamento, siedono muti e composti su due file, mentre su uno schermo scorrono immagini da videogame di guerra; per terra: un kalashhnikov, una cintura esplosive, cartucce.
Alesi entra, si veste delle sue armi, setta accuratamente il timer a un'ora e 12 minuti (la durata dello spettacolo) e prende in ostaggio tutti: manichini e pubblico.
Il monologo è un dilagare dell'angoscia e della rabbia di questo killer adolescente, che sa di non avere nulla da perdere: quando si è segnati come perdenti, sempre si sarà tali.
Chi è diverso viene etichettato come “sfigato” sin dal primo giorno di scuola e non c'è riscatto possibile.
Nonostante ce la si metta tutta a sembrare “normali”, a fare, avere e dire le cose che fanno essere “in”, nel disperato sforzo, nella necessità di essere accettati ( e amati) non si riesce a conformarsi al gruppo, si è soli, isolati per sempre. Una vita segnata non è degna di essere vissuta.
Curiosamente spesso i suicidi sono coloro che più amano la vita, tanto da non voler accettare il compromesso di vivere qualcosa che vita non è.
Perciò tanto vale vendicarsi.
Vendicarsi di chi ha contribuito a rendere la vita un inferno: pestando, bruciando, umiliando.
Le scuole dell'obbligo come palestra preparatoria a una società divisa in caste, dove vige la legge del più forte, il cui supremo piacere sta nell'umiliare il più debole; professori sadici contro allievi, “fighi” contro “sfigati”.
Scanditi dai minuti implacabili del timer della bomba, tutti quelli che possono essere stati i pensieri e i motivi (non così deliranti, in realtà ) del killer vengono indagati in una straordinaria performance attoriale e umana. Tuttavia il testo sembra avere il difetto di rimanere al “conscio” nell'indagare la psiche di questo ragazzo e rari sono i momenti in cui si intravede il dolore, mentre è la rabbia a dominare.
Noren preferisce concentrarsi su ciò che è condivisibile della critica alla società sottostante alla sua ribellione, mescolata ad un senso di insignificanza intrinseca alla vita umana determinata dal suo essere effimera. “Tutti moriamo, perciò niente è davvero importante”.
Un pensiero come questo, mascherato nella storia da credo filosofico e obiettività cinica, nasconde in realtà l'insoddisfazione per la vita che si vive: la propria vita. E cela la voglia, la necessità e il diritto naturale alla felicità che è intrinseco all'uomo.
Magistrale l'uso delle pause: lunghe, insopportabili quasi, e lo splendido finale che costringe tutti al silenzio, nello scorrere implacabile del timer che segnerà la morte, il termine di tutto, il buio. La partitura d'azioni, certamente scarna e a tratti ripetitiva, non aiuta la portata drammatica della recitazione, con l'eccezione del gioco scenico coi manichini che verranno deposti, quasi spoglie reali, a ingombrare il macabro palcoscenico del finale.
A lasciare perplessi sembra essere il ritmo drammatico: lo spettacolo parte sin da subito ad un livello di tensione molto alto per poi mancare di crescendo, mentre i toni, anche semplicemente vocali, rimbalzano monotamente dall'urlo al bisbiglio strozzato.
Non aiutano per nulla alla creazione dell'atmosfera adeguata le luci, forse troppo uniformi su scena e sul pubblico che probabilmente si aspettava maggiore intimità .
Senza dubbio lo spettacolo è apprezzabile per doti attoriali e sensibilità di Fausto Russo Alesi. Sapiente uso delle musiche (Radiohead) e di una partitura rumoristica estremamente funzionale.
Teatro Strehler, Scatola Magica
dal 15 al 28 febbraio 2010
20 Novembre
di Lars Norén
traduzione Annuska Palme Sanavio
regia Fausto Russo Alesi
elementi scenici Marco Rossi
luci Claudio De Pace
con Fausto Russo Alesi
produzione Piccolo Teatro di Milano
Informazioni e prenotazioni
Servizio telefonico 848.800.304

