Cosa vogliono le Ragazze di Lella Costa

Maddalena Peluso - 01.02.2010 testo grande testo normale

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Tags: Lella Costa, Maddalena Peluso, Ragazze, Teatro Carcano

Un monologo per chiarire, soprattutto alle donne, la loro funzione. Perché in fondo alla storia che siano state generate da una costola di Adamo non ci crede proprio nessuno.

Un monologo per chiarire, soprattutto alle donne, la loro funzione. Perché in fondo alla storia che siano state generate da una costola di Adamo non ci crede proprio nessuno.
Ed è così che Lella Costa, sola sul palcoscenico del Teatro Carcano fino al 14 febbraio si interroga, con ironia e poetica sensibilità, sul mito di Euridice e sul suo significato, coinvolgendo e appassionando il folto ed empatico pubblico, pronto a prestarsi a divertissiment, ridere ai giochi di parole e agli ironici riferimenti all’attualità.

Obbiettivo di “Ragazze, monologo scritto come sempre con Massimo Cirri e Giorgio Gallione, è quello di cantare le “gesta delle donne per ricordare chi siamo e saperci orientare in un mondo «scritto» dagli uomini”. Le fonti di ispirazioni sono chiare e manifesta: da un lato “L’altra Euridice” di Italo Calvino, dall’altro Rilke con la sua “tanto-amata” Euridice. Un monologo che scava nel profondo per far riflettere, oltre che divertire, su luoghi comuni e aspettative in una società che grida alla parità ma in fondo ha soltanto perso di vista la consapevolezza dell’identità.

Proprio l’identità e la sua difesa al di là delle facili interpretazioni sono alla base dell’arguto ragionamento, come sempre magistralmente interpretato, della Costa che si interroga su un punto cruciale: “Ma cosa voleva davvero Euridice?”.

Senza cadere nella trappola del comizio teatrale, Lella Costa, per circa un’ora e mezza, in una scenografia semplice e efficace, simile al suo “Amleto” – un cratere al centro del palco - è un fiume in piena. Spiega in un’intervista al Corriere della Sera: «Viviamo in un mondo minoritario, ma non dimentichiamoci che le guerre si fanno per il controllo delle donne. Dobbiamo pretendere di più, spiegare che la questione femminile riguarda tutti. Bisogna discutere su cosa significa invecchiare, rinunciare a fare figli e parlare di violenza: delle armi che si usano contro di noi, a partire dalla maggioranza degli stupri che si consumano tra le pareti di casa».

Tra un veloce riferimento alla vicenda Delbono e uno a ciò che le "ragazze non dicono", Lella Costa ripercorre la storia della Genesi e quella dell'etimologia dei termini sessuali e dell'apparato riproduttivo maschine e femminile senza mai scadere nella volgarità.
E il pubblico del Carcano, elegante e raffinato, sembra approvare in pieno...

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