“Festa di famiglia” al Franco Parenti
Federica Solaro - 05.02.2010

Tags: Festa di famiglia, Teatro Franco Parenti, febbraio 2010, Federica Solaro
“Festa di famiglia”, in scena al Franco Parenti dal 2 al 14 febbraio, è un piccolo grande capolavoro che rivisita diverse opere di Pirandello…

Splendida la drammaturgia, impeccabile la regia di Mitipretese, così come la performance di tutto il cast. “Festa di famiglia”, in scena al Franco Parenti dal 2 al 14 febbraio, è un piccolo grande capolavoro che rivisita diverse opere di Pirandello, facendone un vero e proprio puzzle dall’impatto coinvolgente.
Merito anche della scrittura di Camilleri che sa come analizzare la visione pirandelliana delle donne, lasciando trasparire il contrasto tra la posizione espressa nelle sue opere e quella emersa dalla vita vissuta. Paradossalmente, tanta è l’importanza che riveste la figura femminile nella sua produzione letteraria e teatrale, emblema e vittima per eccellenza del conflitto tra individuo e società , quanto complesso e problematico il rapporto con le donne della sua vita, come la moglie o la figlia.
Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Marià ngeles Torres – lo straordinario quartetto di cui si compone il gruppo Mitipretese, coadiuvato sul palco da due bravissimi Fabio Cocifoglia e Diego Ribon, – danno vita a uno spettacolo che affronta con grande pathos il difficile tema, purtroppo tutt’oggi attuale, della violenza sulle donne in famiglia.
È il sessantesimo compleanno di Donna Ignazia e per l’occasione il nucleo famigliare, composto dalle tre figlie della donna e dai mariti di due di queste, si riunisce per festeggiare la “felice” ricorrenza. Ognuna delle tre sorelle è vittima di un diverso tipo di violenza, consumato nel silenzio e nel privato delle mura domestiche, che le svilisce e le svuota.
Come nella miglior regola della tragicommedia pirandelliana la cena diviene un “infelice” pretesto per lasciar grottescamente affiorare conflitti irrisolti e antichi rancori mai sopiti.
In ogni figura femminile si può intravedere il profilo dei diversi personaggi creati dal nobel siciliano. I comportamenti della festeggiata, ostinatissima nella sua volontà di alimentare l’illusione che la induce a credere inutilmente nel ritorno dell’amato marito, evoca l’autoinganno di Donn’Anna ne “La vita che ti diedi”, mentre il monologo finale con cui dichiara al pubblico l’intenzionalità della propria pazzia riecheggia le parole proferite da “Enrico IV”. Vi è anche il personaggio di Mommina di “Questa sera si recita a soggetto”, anche qui alle prese con la folle gelosia del marito che la rinchiude in una casa-prigione perché incapace di perdonarle certe esperienze passate, o quello di Donata, estrapolato da Camilleri dalla commedia “Trovarsi”.
Infine nell’unica single della famiglia, ripetutamente violentata dal padre quand’era solo una ragazzina, si può scorgere la figliastra dei “Sei personaggi” o la disincantata, cinica e sprezzante Delia Morello di “Ciascuno a suo modo”.
Tracce di queste due pièce si intravedono anche in certi spunti dal sapore metateatrale: una volta si discute “in scena della scena”, un’altra si lascia che un fattore esterno interrompa la performance, determinando un brusco ritorno alla realtà e un improvviso distacco dell’attore dal personaggio, un’ultima ci si rivolge direttamente al pubblico per chiarire le ragioni e la morale della protagonista.
Con le opere di Pirandello Camilleri compone un grande e originalissimo affresco di cui si consiglia caldamente la visione a tutti: amanti del genere e non. Ad arricchire il testo l’eccezionale interpretazione di attrici e attori che, alternata ad un’esemplare esecuzione di brani canori a più voci, sa come rendere giustizia alla poetica eversiva del drammaturgo siciliano.




