Una lucida follia al PiM con 2(due)

Giulia Capodieci - 01.02.2010 testo grande testo normale

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Tags: fibre parallele, milano, pim, Giulia Capodieci

Un teatro di immagini e parole dure e asciutte, reso ancor più inumano da una voce robotica, quasi a cancellarne la recitazione.

Una stanza bianca, una vasca da bagno, uno specchio e dei sacchetti pieni di sangue appesi al soffitto, una donna che gioca con le bolle di sapone.
Uno spazio asettico e irreale, un ospedale-limbo, un’incursione in una mente sradicata.
La donna, capelli rosso acceso e vestita di bianco, in un incrocio tra infiermiera e paziente, prende il microfono e si racconta usando frasi sincopate, prive di immedesimazione. Come in una telecronaca di se stessa racconta la sua storia d’amore: si sono conosciuti, innamorati, sposati e lasciati.
Una storia che sembra banale, lei però, tradita, quando lui le rivela di essere omosessuale lo ammazza in un attimo di follia che si trasforma in una vendetta lucida e violenta, raccontata istante per istante senza tralasciare nessun particolare.
Un ritratto della solitudine umana, in cui per sfuggire a se stessi non bisogna mai interrompere il fiume di parole. Una solitudine estrema che perde ogni contatto con la realtà.

Emblematica la scena in cui l’attrice (Licia Lanera) mentre racconta del cruento omicidio, buca i sacchetti di plastica da cui iniziano ad uscire gocce di sangue, che a poco a poco sporcano il pavimento bianco in un gioco scenico e drammaturgico tra i due colori: rosso e bianco.

Un teatro di immagini e parole dure e asciutte, il tutto reso ancor più inumano da una voce robotica, distaccata grazie all’uso del microfono, quasi a cancellarne la recitazione.

La scenografia e i costumi sono ridotti all'osso ma dalle immagini efficaci e crude. Lo specchio inclinato provoca un creativo senso di spaesamento nello spettatore che non ha davanti a se solo un unico punto di fuga.

Un’altra linea guida dello spettacolo sono le suggestioni sonore che si susseguono senza un istante di interrusione tra suoni gracchianti e canzoni brillanti, in una crescente claustrofobia sonora.

Un teatro inorganico, illuminato al neon, che smuove gli spettatori. Fibre Parallele è una compagnia giovane, il cui nucleo è formato da Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, che si è contraddistinta in numerosi festival per la sua particolare ricerca (tra cui Vincitore del concorso Fringe/l’AltroFestival,all’interno del 18° FIT Festival Internazionale del Teatro di Lugano. Progetto finalista di EXTRA-segnali dalla nuova scena contemporanea).



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