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La Madre: viaggio virtuosistico nella verità di un personaggio

Lucia Mieli - 24.01.2010 testo grande testo normale

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Una scena spoglia e buia, il soffitto basso dell'evocativa sala del Crt Salone, ad un tempo raccolto e opprimente: ecco La Madre di Luca Scarlini...

Una scena spoglia e buia, il soffitto basso dell'evocativa sala del Crt Salone, ad un tempo raccolto e opprimente: un tavolo, un vaso di crisantemi bianchi, una donna seduta. Lentamente, si sfila la collana di perle e la raccoglie con cura ad un margine del tavolo scuro. Poi inizia a parlare.

E' così che inizia l'amaro, toccante monologo della meravigliosa Maria Grazia Mandruzzato nei panni de “La madre”, sapiente riedizione drammaturgica di Luca Scarlini tratta da “Lettere di una novizia” di Guido Piovene.

Come da titolo, Scarlini sceglie di presentarci la protagonista del romanzo epistolare di Piovene, Margherita, dagli occhi del personaggio della madre: la tragica vicenda ci viene narrata a partire dal rapporto affettivo madre-figlia con l'implacabile sincerità dolente di una confessione in solitudine, quando ormai il tempo della correzione, del poter tornar indietro, è passato: Margherita è morta.

Non serve nient'altro al buon teatro: la generosità di un'attrice che offre la sua voce, il suo corpo e i suoi gesti a un personaggio che si scopre a noi pubblico in tutta la sua lacerata, vibrante umanità.
L'interpretazione ha davvero il virtuosismo della prova di una grande attrice che, da sola, è in grado di incatenare la nostra attenzione e di portarci nei meandri della psiche di questa madre poco madre “ero così giovane a quell'epoca....sentivo poco l'istinto materno”: di questa persona, che nella figlia ha cercato un'amica, una compagna, una risposta affettiva, trovando invece tutta la violenza e lo sdegno di vendetta di una bambina che si è sentita abbandonata, rinchiusa in convento, e amata solo a patto di impersonare un ruolo non suo, quello di sorella.
Si rivela dunque tutto il gioco dolente e tragico di queste due donne che si sono cercate per tutta la vita senza mai trovarsi, senza mai riconoscersi: una figlia che cercava una madre e una madre che cercava una sorella. Un gioco in cui nessuno è vincitore, nessuno ha torto e nessuno ha ragione: così simile alla realtà della vita.

La Mandruzzato è davvero meravigliosa, e ci regala un'interpretazione a tutto tondo, emotiva e significante in ogni sua micro-azione, in ogni tono della voce, perfino nei pensieri che sembrano agitarsi e permeare i lunghi silenzi. C'è senz'altro molta tecnica, ma anche lacrime vere: in questo spettacolo emerge, potentemente, la funzione di una raffinata pratica attoriale che in virtù di una cura quasi maniacale del particolare, non soffoca ma anzi accompagna e crea i presupposti perché in scena si manifesti tutta la forza di un sentire autentico.

“La madre” ci riporta felicemente alla vera natura del teatro, a quella funzione di specchio che l'umanità ha creato per guardarsi e potersi finalmente capire.
Da vedere.

DAL 27 NOVEMBRE AL 14 DICEMBRE 2008 al Crt SALONE
Produzione CRT in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi,
Primo studio Festival Teatro delle Mura di Padova curato da Andrea Porqueddu
PRIMA MILANO
LA MADRE
adattamento dal romanzo Lettere di una novizia di Guido Piovene
drammaturgia Luca Scarlini
messa in scena e interpretazione Maria Grazia Mandruzzato
disegno luci Massimo Consoli

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