Federica Solaro - 23.01.2010
Carlo Emilio Lerici porta in scena - al Teatro Libero, dal 20 al 26 gennaio - "Vincent River", una pièce del britannico Philip Ridley, incentrata tema scottante dell'omofobia, che ha saputo sorprendere gli spettatori, coinvolgendo e commuovendo con una forza distruttiva.
Il corpo senza vita di Vincent, protagonista solamente evocato dai due personaggi che abitano la scena, è stato trovato nel bagno della stazione di Shoreditch, ritrovo notoriamente frequentato da omosessuali a caccia di avventure.
Lo spettacolo ha inizio con un incontro tra Anita River, la madre del ragazzo barbaramente ucciso da un branco di omofobi, e David, il giovane che ha segnalato alla polizia il ritrovamento del cadavere.
Da diversi mesi ormai, Anita - un'impeccabile Francesca Bianco - si è accorta di essere pedinata da quel ragazzo e, stanca della situazione, decide di farlo salire in casa per sviscerare le ragioni della sua ostinazione.
Il duro dialogo che inizia tra i due tocca tutti i toni possibili dell'umana conversazione: si va da un iniziale difficoltà ad aprirsi a un aspro confronto che assume le tinte sia di un interrogatorio nei confronti del ragazzo, sia di un'ipnosi regressiva, usata dalla protagonista per far rivivere a David la fatidica notte.
Instaurata quell'atmosfera complice che solo la comunione di un dolore sa creare, David confessa il suo bisogno di conoscere Vincent, la sua vita, la stessa Anita per poter esorcizzare l'immagine violenta che trafigge i suoi pensieri; mentre la donna decide di raccontare se stessa e la sua esperienza di ragazza madre attraverso oggetti-ricordo del passato.
Alcol, tranquillanti e spinelli, a lenire il disagio e far cadere le inibizioni, lasciano affiorare le rivelazioni del giovane: l'amore per Vincent, il senso di colpa, il suo improvviso bisogno di verità.
Lo spettacolo si avvale di un interessante gioco di simmetrie, asimmetrie e rispecchiamenti: David ha da poco perso la madre e, proprio come accadeva a Vincent, anche lui era agli occhi di questa "il figlio perfetto" di cui non si accettano difetti.
I leitmotiv del testo si legano alla messa in scena di intensi e conturbanti processi psichici. La battuta in cui il giovane sentenzia che sapere qualcosa di "lui o te è la stessa cosa" diviene mimesi quando, con un sofferto trasfert, David riattualizza il suo amore per Vincent, baciandone la madre.
Anita, emblema di un contesto sociale insensibile e colpevole di non accettare l'omosessualità, diviene amante, madre di David.
La scenografia scarna - composta solo da scatoloni in cui la donna, appena trasferitasi, conserva i suoi preziosi oggetti - lascia il giusto spazio all'efficace interpretazione degli attori.
Francesca Bianco è bravissima nella parte dapprima di una madre forte e sicura di sé, poi di una donna distrutta, spezzata e, infine, sconfitta nella sua evidente incapacità di appropriarsi dell'accaduto. Più incerta l'esibizione di Michele Maganza che, tolti alcuni momenti estremamente verosimili, si muove tra l'eccesso e qualche sfumatura d'insicurezza.
Un dramma sociale e psicologico da non perdere, capace di mettere a dura prova i sentimenti della platea.
Dal 20 al 26 gennaio 2010
VINCENT RIVER
di Philip Ridley
Regia Carlo Emilio Lerici
TEATRO LIBERO
via Savona, 10
ORARI
Da lunedì a sabato ore 21.00
Domenica ore 16.00
ACQUISTO E PRENOTAZIONI
Tel: 02.8323126
biglietteria@teatrolibero.it
BIGLIETTI
Intero: Euro 19,00
Ridotto Giovani/Anziani e allievi Teatripossibili: Euro 15,00/11,00