Il decoro ne 'La morte di Ivan Il'ic' al Teatro dell'Arte
Maddalena Peluso - 18.01.2010

Tags: maddalena peluso, Francesco Villano, CRT, La morte di Ivan Ilic
Atteso debutto per La morte di Ivan Ilic dal romanzo di Lev Tolstoj nel bel Teatro dell'Arte, del giovane regista Claudio Autelli...

Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso.
Lev Tolstoj
Quella che si respira alla prima di La morte di Ivan Ilic nel bel Teatro dell'Arte, di fianco alla Triennale, è laria da saggio di fine anno: del talentuoso e giovane regista Claudio Autelli, formatosi alla Paolo Grassi e cresciuto al fianco di Emma Dante e Antonio Syxty, se nè parlato parecchio e si attende con curiosità la sua nuova prova dal romanzo di Lev Tolstoj.
Le aspettative dunque sono alte e Autelli, qui prodotto proprio dal Crt, ne è ben consapevole.
La scenografia attende il pubblico, ricercata e fastosa: unenorme e lussuosa tenda circolare che avvolge e ingentilisce i personaggi, impegnati in un trascinante valzer, allegramente fasullo come le loro vite.
Allimprovviso, una caduta e lambigua e vaga diagnosi del suo medico curante: parte così la malattia di Ivan Ilic, interpretato da Francesco Villano stralunato ma poco credibile nelle vesti di moribondo che, probabilmente volutamente, padroneggia la scena, circondato dai suoi cari, spietate statuine di un carillon del conformismo più bieco.
I superficiali e incerti tentativi dellinsulsa moglie e della frivola figlia, prive di qualsiasi compassione e intimorite dallidea della morte, di avvicinarsi al malato, senza mai interessarsi veramente alla più semplice, più comune e più terribile condizione, gli mostreranno la falsità di vita artificiale, dominata dallinteresse e dalloccultamento del vero significato dellesistenza.
Così lovale tendaggio si trasformerà nella camera iperbarica che isolerà il malato dagli sguardi privi di compassione delle marionette prive di compassione che lo circondano, velando così lo scandaloso, l'imbarazzante, l' osceno.
Un testo vibrante, scritto da Tolstoj poco dopo la sua conversione al cristianesimo, che Autelli analizza concentrandosi non tanto su Ivan Ilic e sulla sua condizione: «Del racconto di Tolstoj non mi interessa il dolore di Ivan - spiega il 33enne regista milanese - ma la cecità di chi gli sta attorno, l' incapacità di stare col malato, di accettare la malattia e la morte».
In questa storia si legge nelle note di regia - tutto rincorre, come ama ripetere Tolstoj, un comune sentire di piacevolezza e decoro. Ma questi aggettivi col loro ripetersi hanno sempre di più un suono di plastica, di cellophane, per non sporcare i cuscini del divano nuovo, nel mondo di Tolstoj tutto sembra ammantato dalla plastica, i mobili, gli oggetti, le emozioni.
Ed è così la messa in scena di Autelli: un prodotto molto ben confezionato di cui, chissà se intenzionalmente, non si percepisce in nessun modo lautenticità, nonostante le trovate sceniche, il buon utilizzo dello spazio e la buona prova attoriale dei personaggi.
La sacrale drammaticità e la spiritualità della storia di Ivan Ilic si perdono tra grotteschi valzer e piroette di menzogne che riducono i personaggi a sciocche caricature, prive di profondità.
Sicuramente apprezzabile è il tentativo di analizzare il decoro, non nella sua descrizione, ma nella sua decostruzione, allo scopo di descrivere il crollo delle strutture e una fuoriuscita di uno scandaloso che permetta lo sfondare certe porte sigillate da sempre. Il risultato finale però, rischia di apparire corretto, piacevole e decoroso, proprio come le contraddizione nella vita di Ivan Ilic.
dal 14 al 30 gennaio 2010
CRT Centro di Ricerca per il Teatro
LA MORTE DI IVAN ILIC
tratto dal racconto di Lev Nikolaevic Tolstoj
drammaturgia Raffaele Rezzonico
regia Claudio Autelli
con Giulio Baraldi, Fabrizio Lombardo, Valentina Picello, Giulia Viana, Francesco Villano
CRT Centro di Ricerca per il Teatro
sede: viale Alemagna 6, 20121 Milano telefono: 02 89011644



