Una tragedia moderna: le lettere di Aldo Moro al Teatro Studio

Maddalena Peluso - 02.05.2008 testo grande testo normale

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Tags: Aldo Moro, Corrado Augias, Piccolo Teatro Studio, Milano

Una pièce di forte impatto emozionale e teatrale in scena dal 29 aprile all'11 maggio 2008 al Piccolo Teatro Studio di Milano con il titolo "Aldo Moro. Una tragedia italiana" scritta con giornalistica lucidità da Corrado Augias e Vladimiro Polchi e diretta con sguardo asciutto e nitido da Giorgio Ferrara....

Una crudele pagina della storia italiana sviscerata umanamente e drammaticamente, raffigurata in bianco e nero, come nella cronaca dell'epoca, mettendone in risalto gli aspetti tragici e la sofoclea dicotomia tra legge morale e legge di stato.
Una attenta ricostruzione della vicenda umana e politica di Aldo Moro, sulla base delle tormentate lettere indirizzate agli amici di partito, al papa Paolo VI e alla famiglia, poi raccolte da Leonardo Sciascia ne "L'Affaire Moro".
Una pièce di forte impatto emozionale e teatrale, inizialmente destinata all'Istituto di cultura italiano a Parigi ed ora in scena dal 29 aprile all'11 maggio 2008 al Piccolo Teatro Studio di Milano con il titolo "Aldo Moro. Una tragedia italiana" ,scritta con giornalistica lucidità da Corrado Augias e Vladimiro Polchi e diretta con sguardo asciutto e nitido da Giorgio Ferrara.
Dopo il saggio "Il sangue e il potere", in scena con il titolo "Imperatori alla sbarra", Augias e il suo gruppo si cimentano su "un autore più che su una storia": Moro visto attraverso il suo testamento epistolare, ritenuto in realtà "estorto".
Un teatro civile che si avvale con rigore e scaltrezza di materiale d'archivio e comunicati video, delle premonizioni sulla scomparsa delle lucciole di Pier Paolo Pasolini, delle acute intuizioni di Sciascia, senza mai peccare di retorica, arricchendo le descrizioni con una toccante scenografia e un'accorata interpretazione attoriale.
Sul palco in penombra, si ergono, massicci e anonimi, quattro blocchi di pietra, condomini del proletariato romano, simboli di quella dura e occulta "prigione del popolo" da cui scriveva il presidente della Democrazia Cristiana, "prelevato" il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma.
Due proiettori trasmettono sulle grigie e austere pareti immagini di cronaca tratte dai telegiornali dell'epoca e stralci dai film "Piazza delle cinque lune" di Renzo Martinelli, "Il caso Moro" di Giuseppe Ferrara e il recente "Buongiorno, notte" di Marco Bellocchio.
Le immagini sono sfocate, o meglio distorte, come per effetto di un caleidoscopio che ne confonde i contorni e ne disgrega il significato.
Al centro della scena, la chioma canuta di un austero e intenso Paolo Bonacelli, imprigionato in una gabbia che infrange solo con le sue parole, è illuminata da bianchi neon spersonalizzanti, così come appare quella di Aldo Moro nella foto pubblicata dopo il sequestro.
La voce narrante di Lorenzo Amato ricostruisce non soltanto la cronaca di un sequestro quanto più la condizione umana di uno "statista che proprio con la prigionia si scopre uomo", suggestionato o convinto dai suoi stessi aguzzini di essere stato ormai abbandonato da chi chiede la sua liberazione "semplicemente senza condizioni". "Lo dico chiaro – scrive al segretario DC, Benigno Zaccagnini - per parte mia non assolverò e non giustificherò nessuno", riferendosi a chi ignora il dolore dei suoi cari, unici detentori della ragione morale: "Bacia e carezza per me tutti – scrive alla moglie - volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani….Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo".
E' così che l'intera vicenda, complici gli struggenti cori su musiche di Marcello Panni, diventa tragedia, nel senso greco del termine, raggiungendo un profetico e delirante misticismo con la lettera a Zaccagnini, scritta o estorta che sia "Il mio sangue versato ricada su di voi": un conflitto tra polis e pietas, senza soluzione possibile "risolvibile – spiegano gli autori - solo sulla base di un'idea più religiosa che politica".
Emerge così quell'antico dilemma dell’Antigone di Sofocle, in scena proprio al Teatro Studio dal 27 maggio al 1 giugno 2008 con la direzione di Walter Le Moli da una traduzione di Massimo Cacciari dal titolo "Legge del sangue contro ragion di Stato".


Moro: una tragedia italiana
di Corrado Augias e Vladimiro Polchi
con Paolo Bonacelli, Lorenzo Amato
musica Marcello Panni
scene Gianni Silvestri
regia Giorgio Ferrara
Dal 29 aprile fino all'11 maggio
Piccolo Teatro Studio, Milano
www.piccoloteatro.org
via Rivoli 6
tel. 848800304
biglietti: da 20,50 a 23,50 euro
orari: merc, giov, ven ore 20:30, mart e sab ore 19:30, domenica ore 16


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