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[Prime] Come non perdersi nella Miseria moderna: Paolini allo Smeraldo

Stefano Vanelli - 11.12.2009

Una controversa serata tra serio e faceto per riflettere sul punto a cui è giunta la società "moderna" di oggi. Un punto di non ritorno o una boa da cui ripartire verso una nuova Belle époque? Tessere di un mosaico che, facendosi strada tra uomini e fatti divenuti nel bene e nel male noti, vanno a comporre un confuso scenario di miseria e desolazione. Una nebbiosa realtà nella quale a stento riusciamo a dire "Noi siamo qui".

Miserabili. Io e Margaret Thatcher, one man show di Marco Paolini accompagnato dai Mercanti di Liquore, è in scena al Teatro Ventaglio Smeraldo da venerdì 11 a domenica 13 dicembre. "Una ballata sul tempo che è denaro e sul denaro che non è tempo", come la definisce l'artista stesso, con un accompagnamento musicale che serve a togliere peso e a legare insieme, senza il quale parlare di economia e dei nostri debiti sarebbe divenuto pesante.
Lo show è il seguito ideale dei racconti di provincia che Paolini ha iniziato ad interpretare negli Anni Ottanta per raccontare l'Italia dal punto di vista della sua generazione, producendo diversi lavori teatrali successivi, diversi Album tra i quali questo è forse quello che più naviga sulla barca creata dalla musica. Uno show che non aveva una vera ragione di esistere, "almeno fino a quando i fratelli Lehman non hanno riportato in voga il tema economico", scherza l'autore.

Lo spettacolo, altamente interattivo, nasce da un forte senso di smarrimento che l'Uomo moderno prova ormai indistintamente nei confronti della società all'interno della quale vive e sopravvive. Una perdita di orientamento che si legge sui volti delle tante persone per la strada i cui occhi cercano disperatamente qualcuno che dica "Noi siamo qui", puntando il dito su una cartina. Senza coordinate non siamo in grado di fare ragionamenti compositi, ma solo di riflettere su frammenti topografici, costruendo geografie ridotte, piccoli spazi di manovra che talvolta ci danno l'impressione di essere liberi, con "la corda lunga quel tanto che basta a dare l'impressione di potersi muovere". Chi ha la visione d'insieme, invece, detiene un potere: mantenere il disorientato nel suo disorientamento dà la garanzia di tenerlo in pugno. E questo è quanto sta facendo la classe dirigente.
Paolini tenta così di disegnare mappe complessive, cerca di mettere insieme frammenti di Miseria per vedere l'effetto che ci fanno, il mondo che disegnano. Per provare a puntare il dito sulla mappa e dire davvero "Noi siamo qui".

Se il contesto è quello della ricerca di una direzione in cui esistere, il procedimento con cui metterla in pratica è abbastanza semplice, ottenuto creando dei cortocircuiti tra discorsi troppo spesso tenuti separati. Nel calderone sono stati buttati Margaret Thatcher e Khomeini, i lavoratori precari di oggi e gli iper-garantiti di un tempo. Si è parlato della dittatura del marketing, dell'imperativo della tecnologia a tutti i costi, dello spasmodico consumismo che ci prende tutti di fronte all'abbondanza di beni (con tanto di carrelli della spesa sovra pieni) e accresciuto da una tessera magnetica che (al contrario del soldo di carta) garantisce acquisti potenzialmente illimitati. A farne le spese, la cultura, così malvista dalla nuova classe, che non sa più offrire prodotti culturali ma mero intrattenimento.
Lo spettacolo assume uno sguardo para-scientifico nel momento in cui il discorso cade sui tre principi della Termodinamica: con assunto di paragone, Paolini nota nella società di oggi la stessa tendenza all'aumento di "cose" e ad una incredibile entropia, cioè ad una sempre maggiore confusione generale, che lascia sul proprio percorso un precipitato, uno scarto. La monnezza napoletana, i gas di scarico delle auto, i lasciati per terra durante la trionfale marcia verso il liberismo, il nuovo ordine mondiale. Un riposizionamento che ha generato una nuova devastante ideologia.
Se l'impegno politico era un tempo sinonimo di interesse per la società che cambiava, al di là dell'orientamento partitico, oggi è una mera fonte di guadagno. Non più fautori, ma spettatori delle scelte. Se un tempo la moneta garantiva acquisti mirati e sicuri, la nuova moda è il debito (di cui la rata è sinonimo): non è il telefonino che cambia la vita, ma la carta di credito, con il proprio fascino del tasso zero.

Meglio l'Ottocento, la Belle époque, per Paolini, un'epoca che seppur già iniziava a pagare lo scotto del consumismo, era ancora periodo di spensieratezza, fiducia nel futuro e nella tecnologia, con un'idea di libertà ancora antica, diversa da quella di Reagan e della Thatcher. Ma il presente è la nuova società miserabile e, seppur con rammarico, è quella in cui ci troviamo a vivere.
La mappa disegnata alla fine dello spettacolo è naturalmente incompleta, parziale. Tante domande, per chiedere aiuto, sono state fatte a Margaret Thatcher, presente in scena con una voce elettronica, che la via la conosce per averla battuta prima di altri.
Alla fine, forse, una vera mappa non è nemmeno stata abbozzata, non si è riusciti a dire "Noi siamo qui". Ma solo per ora. Un po' di cose, quelle che ci stanno intorno, le abbiamo viste davvero e, con uno sguardo al passato ed uno al futuro, con la fiducia nel cuore quel giorno, il giorno giusto, forse arriverà.



Dal 11 al 13 dicembre 2009
MISERABILI. IO E MARGARET THATCHER
con Marco Paolini e i Mercanti di Liquore

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO
Piazza XXV aprile, 10 - Milano
Metro M2 fermate Moscova o Garibaldi
Tram 11/30/29/33
Autobus 94

ORARI
Venerdì 11 e sabato 12 dicembre: ore 20.45
Domenica 13 dicembre: ore 18.00

INFO
Tel: 02.36.63.93.00

PREZZI
Poltronissima: 25 Euro + prevendita (2,50 Euro)
Poltrona platea / Balconata: 20 Euro + prevendita (2 Euro)
Poltroncina platea / Balconata: 18 Euro + prevendita (2 Euro)
Laterale platea e Balconata: 15 Euro + prevendita (1,50 Euro)
Posti a visibilità ridotta: 13 Euro + prevendita (1,50 Euro)

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