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Quando il dolore è l’unica forza possibile: Elektra al Teatro Verdi

Silvia Greco - 04.12.2009 testo grande testo normale

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una rottura, una forza, una scossa che dall’onomastica si trasferisce sul carattere del personaggio: un’eroina tragica nel senso più doloroso del termine: Elektra al teatro Verdi fino al 20 dicembre 2009...

Dal 2 al 20 dicembre 2009 è in scena al teatro Verdi l'Elektra di Hugo Von Hofmansthal, riadattamento novecentesco in chiave espressionista del dramma di Sofocle.

LÂ’opera vede in scena una bravissima Elisabetta Vergani nel ruolo di Elettra, la figlia di Agamennone che, dopo la morte del padre, attende nella solitudine disperata della propria condizione di donna e figlia tradita, lÂ’arrivo del fratello Oreste, lÂ’unico in grado di porre fine alla sua sofferenza, vendicando la morte di Agamennone, ucciso dalla mofglie Clitemnestra e dal suo amante Egisto.

Elettra – Elektra per Von Hofmansthal, regista espressionista del primo 900 che con l’aggiunta di quella “K” nel nome dell’eroina sofoclea, voleva mettere l’accento su una rottura, una forza, una scossa che dall’onomastica si trasferisce sul carattere del personaggio – è un’eroina tragica nel senso più doloroso del termine. Sola, costretta a vivere con quella madre che le ha ucciso il padre a sangue freddo, nella vasca da bagno, dopo le fatiche dei venti anni della guerra di Troia; sola, nell’attesa di quell’unica persona che potrà vendicarla. Sola, abbandonata anche dalla sorella, che ha il solo desiderio di tornare a vivere dimenticando l’odio e il dolore. Sola. Come una cagna che non abbandona mai la tomba del padrone. Come una donna che si spoglia di ogni femminilità, di ogni orpello, di ogni vanità per potersi concedere al ricordo del padre, del suoi dolore, della sua morte, del suo tradimento.

Elektra è una sorta di Amleto al femminile: piena di dubbi, di angoscia, di sofferenza. Un’eroina costretta all’immobilità per la sua condizione di donna. Solo Oreste può condurla alla pace e al riconoscimento di se stessa e delle sue emozioni.

L’opera, in atto unico, ha sicuramente dei buoni spunti. La Vergani si dimostra ottima attrice nella sua interpretazione di uno dei maggiori achetipi consegnatici dai drammaturghi greci: quello della femmina, che rifugge la guerra, la violenza e il tradimento, ma che resta costretta alla non-azione in attesa che l’azione sia l’uomo a compierla. Sul palco Elettra si muove come una cagna disperata, si muove a scatti, si muove spesso a quattro zampe, guaisce di dolore. La sua recitazione è coinvolgente, sicuramente una buona prova attoriale. Meno comprensibili risultano i movimenti scenici degli altri personaggi che calcano la scena: la madre Clitemnestra, troppo chiassosa nel suo abito rosso scintillante, le stampelle colorate, il trucco esagerato; la sorella Crisotemi, i cui movimenti sulla scena sono eccessivi e rischiano di distrarre lo spettatore da un testo importante è bellissimo; il fratello Oreste, che nel completo bianco di cui è vestito, più che l’eroe che riporterà ordine nel mondo, somiglia all’idea del primcipe azzurro di una favola romantica... mentre troviamo interessante la scenografia: ottima l’idea di rivestire le pareti semovibili che spaccano la linearità del palco di graffi rossi, a richiamare le ferite inferte ad Agamennone.

Teatro Verdi
via Pastrengo, 16 - Milano

Orari:
ore 21.00 (lunedì riposo)
Biglietti:
Interi: € 15.00 - Ridotti: € 10.00/ € 7.50 - tutti i mercoledì: € 7,50
Informazioni:
Tel. 02.6880038
info@teatrodelburatto.it
prenotazioni@teatrodelburatto.it
www.teatrodelburatto.it/teatroverdi


Come arrivare:
MM2 e Passante Ferroviario - Garibaldi
MM3 Zara
Tram: 3, 4, 7, 11, 29, 30, 33
Bus: 43, 52, 70, 82, 90, 91, 92



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