L'accademia degli Artefatti al Teatroi: uno sparo dritto al cuore.

Silvia Pizzi - 20.11.2009 testo grande testo normale

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Tags: spara trova il tesoro e ripeti, teatroi, fabrizio arcuri, accademia degli artefatti

Un meccanismo metateatrale che scardina i punti di vista e confonde le idee: chi sono gli oppressi e chi gli oppressori? Noi, seduti in platea con mezzi sorrisi indecisi, siamo le vittime oppure i carnefici?

Penso che le parole “libertà” e “democrazia” racchiudano un grosso pericolo: dovrebbero essere parole molto importanti, ricche di significato. Ma tutti le pronunciano di continuo e poi le ripetono, ancora e ancora e ancora, fino a svilirle completamente. Fino a privarle di qualsiasi significato

Mark Ravenhill


Da giovedì 12 a venerdi 20 novembre è in scena al Teatroi l'Accademia degli Artefatti, storica compagnia teatrale fondata nei primi anni '90, che ha partecipato negli anni a numerose manifestazioni, festival e rassegne teatrali ed ha saputo guadagnarsi diversi premi ed un'ampia retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Il lavoro in scena in questi giorni a Milano è “Spara, trova il tesoro e ripeti”, un ciclo epico di 17 pezzi, tutti ispirati a grandi classici letterari, musicali e cinematografici, che esplorano gli effetti della guerra nella vita moderna e l'impatto che essa ha avuto e continua ad avere sulla vita politica e sociale.

“Spara, trova il tesoro e ripeti”, un'opera del drammaturgo e giornalista inglese Mark Ravenhill, ha una genesi quasi incredibile: nel 2007 Ravenhill finisce in coma, in seguito ad un forte attacco epilettico. Poco dopo essersi risvegliato riceve una telefonata e scopre che prima dell'incidente aveva preso un impegno con l'Edinburgh International Festival: scrivere una pièce al giorno, per ognuno dei 16 giorni di durata della manifestazione.
Così, dopo essersi interrogato su quale sia il vero “tema” per eccellenza della nostra epoca, lo scrittore si mette a lavorare producendo una media di due pièces a settimana, della durata di circa 20 minuti ciascuna, e concludendo l'intero ciclo, da lui stesso definito “un insieme di drammi per la generazione dell'ipod”, in soli tre mesi.

Uno dei frammenti proposti in questi giorni al Teatroi, dall'Accademia degli Artefatti, è “Nascita di una nazione”, opera che trae il suo nome da un film muto del 1915 che riproponeva, in chiave romanzata, alcuni episodi della guerra di secessione americana.

Quattro attori (i bravissimi Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci e PierAldo Girotto) entrano dall'ingresso come fossero spettatori un po' in ritardo, scendono le scalinate laterali trascinando dei trolley ed approdano in una scena che è una grossa cornice bianca, un non-luogo, un “ovunque”. Le luci, in sala, non si abbassano.
Loro raccontano pezzi di storie, o forse della stessa storia, che passa di bocca in bocca come una sorta di testimone. Parlano di una città distrutta. Di morti, macerie, distruzione.
Chi è stato?
Il pubblico è totalmente in luce, interpellato di continuo, tirato in ballo, e il “voi” diventa sempre più “noi”, trascinando lo spettatore in un meccanismo metateatrale che scardina i punti di vista e confonde le idee: chi sono gli oppressi e chi gli oppressori? Noi, seduti in platea con mezzi sorrisi indecisi, siamo le vittime oppure i carnefici? Loro, lì in piedi, sono diversi da noi?
Nessuno risponde.
Ancora domande, e lunghi silenzi. Gli attori indugiano spesso sulle parole, si guardano di continuo tra loro con aria attonita, divertita, furiosa, dubbiosa, ma sempre complice, ed in proscenio osservano il pubblico da vicino, interpellandolo, infastidendolo anche, mettendolo totalmente a disagio.

All'improvviso, stop. Ognuno prende la sua valigia, la butta in scena, respira.
Si volta pagina.
“Ok, noi siamo artisti. Quello che facciamo è cercare di guarire le persone ferite attraverso l'arte. E, adesso, vogliamo farlo con voi”.

Ed ecco che i danni e i drammi causati dalla guerra vanno a mischiarsi con i racconti di conflitti personali e tragedie private. Storie di abusi, alcolismo, ideali e sogni infranti. Di dolori che solo l'arte può placare, o curare.

“Voi volete la libertà, la cultura? Per questo avete fatto la guerra?” ci domandano.“Ma perché non dipingete, scrivete, danzate?”.
Nessuna risposta.
Nessuno scrive sui fogli bianchi che lo scrittore distribuisce tra il pubblico, nessuno si alza per andare a ballare.
Solo una donna bionda si lascia convincere, alla fine. Una donna imbarazzata, visibilmente, forse un tantino troppo, al punto da lasciar intuire quasi subito di far parte del gioco.
Il colpo di scena, però, arriva comunque. Come una bomba. Potente. Scioccante.
Il pubblico non ride. Non applaude. E' immobile. Di nuovo, e definitivamente, senza parole.
Buio.

“E' terribile il prezzo che bisogna pagare per avere la libertà e la democrazia”.

SPARA, TROVA IL TESORO E RIPETI
di Mark Ravenhill
traduzione Pieraldo Girotto, Luca Scarlini
regia Fabrizio Arcuri
produzione Accademia degli Artefatti
con Miriam Abutori, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci e PierAldo Girotto

TEATRO I
Via Gaudenzio Ferrari, 11
20123 Milano

Fino a venerdì 20 novembre
ore 20.45

PREZZI
intero _ 15 euro
ridotto under 26 / over 65 _ 10 euro
convenzionato _ 12 euro

CONTATTI
informazioni e prenotazioni: info@teatroi.org
tel. 02.8323156
ufficio stampa: ufficio.stampa@teatroi.org
cell. 347.9579077
promozione: promozione@teatroi.org


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