La vergogna travalica la scena: Magick di Lucia Calamaro

Maddalena Peluso - 18.11.2009 testo grande testo normale

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Tags: Magick, Autobiografia della vergogna, Lucia Calamaro, Teatro Litta

Un testo cupo e originale, viscerale e metafisico in una messa in scena "sbagliata". Magick al Teatro Litta: quando le "trame d'autore" si ingrovigliano...

"Alle due siamo andati a letto e non posso chiudere occhio; e dire che tutti eravamo tanto sicuri! Giacomo, poverino, non l'abbiamo mai veduto perché non si poteva andare sul palcoscenico. Siamo arrivati in fondo non so come. Il secondo atto non l'ho sentito affatto e, prima che l'opera finisse, siamo scappati dal teatro".
Ramelde Puccini, dopo la prima alla Scala di Milano di Madama Butterfly di suo fratello Giacomo - 1904


La citazione cade a pennello: il debutto sulle scene milanesi di “Magick – Autobiografia della vergogna” della 35enne Lucia Calamaro, esito del progetto "Oggi verso domani", ideato dal Teatro di Roma per dare voce alle nuove generazioni drammaturgiche e registiche, ha indispettito non poco il pubblico dello storico Teatro Litta, provocando all’uscita non poca tensione tra critici e professionisti teatrali al grido di “vergogna” (proprio il tema dello spettacolo), e di “altro che fondi Fus: andate a lavorare in miniera”

Al centro delle polemiche le due ore di “autobiografia di famiglia, soggettiva, parziale, caotica, a volte apocrifa” di Lucia Calamaro, sul palco con Benedetta Cesqui e Monika Mariotti.

Un’opera sicuramente originale, complicata e intimista: un flusso di ricordi dolorosi, a volte banali altre volte determinanti, recitati come salmi, su un palco nudo e freddo, buio recondito meandro della vergogna esistenziale dell’autrice. Su di esso si alternano, senza mai colloquiare tra loro, le figure del padre, interpretato da una donna, alter ego della Calamaro, buffo e grottesco come può apparire agli occhi di un bambino, fissato per i libri “importanti”, per l’opera classica – in particolare Madame Butterfly che cita e canta continuamente – per la lunga coda di cavallo che una volta rendeva bellissima sua moglie. La “madre”, su cui si concentra la prima parte dell’opera, piegata da un Alzheimer precoce e morta, sola, in una clinica per malati terminali a Montevideo, triste e rintanata in un cantuccio, dove ha sempre voluto vivere, sdraiata immobile sul palcoscenico – effetto che sul palco rialzato del Litta rende pessimamente – dalla recitazione anti – naturalistica.

Luci usate erroneamente, una messa in scena probabilmente troppo lunga – parte meravigliosamente con un lucido e spiazzante monologo a sipario chiuso per perdersi tragicamente nelle due ore di spettacolo – con molti passaggi inutili e scelte registiche decisamente errate.
A ciò si aggiunge un bel po’ di confusione in un’opera già di complessa lettura e sicuramente l’inappropriata sede della rappresentazione, incapace di creare intimo raccoglimento e di esaltare le belle trovate sceniche.

“Il suo senso non sta nella mia stranezza – spiega nelle note di regia l’autrice, definita da Paolo Fallai un “talento selvaggio” - ancora meno nella mia tristezza. Potrei difenderla, argomentare. Potrei raccontarvi l'arzigogolata e sofferta genesi, dopo uno spettacolo abbandonato e un altro quasi tutto sbagliato. Potrei, lo faccio, lo sto facendo. Ma onestamente l'unico modo per dargli un senso, per qualcuno che non sia me, e come me affezionato alla genesi, credo stia nella tematica. Il sottotesto centrale di Magick è la vergogna. Emozione complessa, transgenerazionale, sociale, epidemica e virale, penosa, distruttrice, isolante, non verbalizzata, gemella del segreto, devastante. La vergogna non è senso di colpa, ci si vergogna di essere, non di fare, è un disaccordo metafisico con se stessi. Chi parla della vergogna, la conosce. Eccome. Anche chi viene a vederla. Forse. Altrimenti, per definizione, vive nascosta e non se ne parla".

Il testo di “Magick” (il titolo si riferisce al personaggio di un mago, oggi eliminato dall’opera) pubblicato su volume dalla Voland, è viscerale, potente e spietato, a tratti ricoda Kantor, Sartre, Simone Carella, come molti critici romani hanno notato.
La recitazione delle tre interpreti sa essere profonda e la Calamaro non si concede mai agli sguardi del pubblico ma regala una voce roca e cupa che ricorda la Magnani più dolorosa.

E come Puccini rimaneggiò la sua Madama Butterfly rendendola il capolavoro che è stato, si spera che la prossima messa in scena di Magick sappia rendere onore al testo.


Magick: autobiografia della vergogna”
Scritto e diretto da Lucia Calamaro

Con Benedetta Cesqui e Monika Mariotti

Teatro Litta
Corso Magenta, 24 - Milano
Tel. 02.8055882 - 02.86454546
E-mail: info@teatrolitta.it

Orari:
- dal martedì al sabato alle 20.30
- domenica alle 16.30
- lunedì: riposo

Biglietti: - martedì/mercoledì/giovedì € 9-12
- 
venerdì/sabato/domenica € 9-18
Tel. 02.86454545 - E-mail: promozione@teatrolitta.it



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