Al Crt con "Fratello Clandestino": il tris di Sorrentino

Redazione Teatro - 14.11.2009 testo grande testo normale

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Tags: Maddalena Peluso, Mimmo Sorrentino, Crt Salone, Fratello Clandestino

La trilogia di Mimmo Sorrentino al Crt Salone di Via Dini. Dopo "Pendolari" è in scena "Fratello Clandestino". In attesa di "Avemaria per una gatta morta"...

Si concluderà con "Avemaria per una gattamorta" la trilogia sul drammaturgo e regista Mimmo Sorrentino al Crt Salone di via Dini.
Un'analisi lucida e senza pietismi della contemporaneità, al di là delle facili denunce, "Fratello clandestino" in scena fino al 22 novembre per il terzo anno al Crt vuole offrire uno spaccato di verità sulle emergenze più urgenti della società: in scena quattro "clandestini" e un'italiana, Adriana Busi che qui, e sopratutto in seguito con Avemaria, dimostra di saper mettere in scena la sfaccettatura dei suoi complessi personaggi, raccontando se stessa e ciò da cui è circondata.
I ragazzi parlano in particolare della realtà milanese: della droga al parco Sempione, della detenzione al Beccaria. L'ambientazione urbana è efficacemente riprodotta con saracinesche, casse di legno accatastate, luci artificiali intense. Chiaramente ci si sente in una zona degradata: si parla di scantinati, di strade periferiche, di case popolari. Tutto, compresa la musica assordante e sgradevole, indica una vita al margine, caratterizzata da confusione e instabilità.
Lo spettacolo è concepito come una successione di interventi dei singoli attori che raccontano a turno un episodio della loro vita. Le vicende personali poi si intrecciano, ma ciò che colpisce è la panoramica sulla situazione dei clandestini ottenuta attraverso frammenti di racconto. Questo è anche il fascino dello spettacolo, che infatti sembra calare d'intensità quando si dilunga alla ricerca di una trama complessa e ordinata.
"Il punto di avvio del mio lavoro - spiega Sorrentino - è la ricerca di una domanda generatrice da porre al gruppo di lavoro. La funzione di questa domanda è di spingere le persone a raccontare e a fare i conti con le ragioni profonde della loro esistenza. Li ascolto. Poi trascrivo le loro storie, ma adattandole alle esigenze dell’epica, come direbbe Erodoto e cercando un linguaggio sostenibile dalle persone che le hanno raccontate".
Dal 25 novembre tocca proprio ad Avemaria per una gattamorta, forse l'opera più riuscita...
(foto di Nicola Molaro)

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