Il colore che non voglio: Rosso al Teatro di Ringhiera

Anna Caldara - 13.11.2009 testo grande testo normale

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Tags: compagnia Alma Rosè, teatro di ringhiera, rosso, Andersen

In scena solo l’attrice Annabella Di Costanzo e il musico-scenografo Mauro Buttafava in un’interessante interazione strumentale e musicale...

Una trasposizione moderna dell’antica fiaba di Andersen “Scarpette Rosse”, ripresa a sua volta da un vecchio racconto di cui lo scrittore conservò il titolo originario: una fiaba nera, alla stregua di Barbablù, in cui non sembra esservi spazio per il classico lieto fine.

Uno spettacolo in cui mostrare attraverso una sorta di lente di ingrandimento l’animo femminile che, caduto in preda all’ossessione, si allontana dalla vita per entrare in un vicolo cieco e doloroso.
Questi erano gli intenti, razionalmente realizzati pur mancando una quadratura del cerchio: la ragione in questo percorso di commozione, empatia, pietà scritto a chiare lettere sulla scena fatica ad essere vissuta in maniera del tutto spontanea.

In “Rosso” della compagnia Alma Rosè, in scena fino al 15 novembre 2009 al Teatro Ringhiera, diretto da Serena Sinigaglia, probabilmente qualcosa è rimasto intrappolato tra la casa-gabbia d’acciaio musicale con pareti in lingua di lamiera da far risuonare nei momenti culminanti della vicenda, proprio tra quella campana metallica che all’occorrenza si tramuta in carrozza o in un’ennesima gabbia senza via d’uscita.

In scena solo l’attrice Annabella Di Costanzo e il musico-scenografo Mauro Buttafava in un’interessante interazione strumentale e musicale in cui ogni elemento presente sulla scena è da vivere, da far parlare attraverso un gioco di fantasia stimolante in cui gli oggetti o le ambientazioni vanno immaginate.

In scena il buio e il luccichìo metallico per un’atmosfera misteriosa e senza tempo, in cui la recitazione è sorretta e guidata in maniera ben evidente dalla modulazione della voce che sola quasi segnava il passaggio da uno stato d’animo all’altro.

Non è mancata, con ogni probabilità, l’emozione del debutto tanto da far apparire a tratti confusa la costruzione del personaggio che, dall’età infantile, si prepara ad aprirsi al mondo dell’età adulta - in un certo momento sembra che sia ancora la bambina orfana a parlare, la “bestiolina”, e invece la protagonista dichiara di essere già in età da cresima.

Annabella Di Costanzo urla la disperazione della perdita delle scarpe rosse da lei fabbricate con le mani piene di grazia di bambina, racconta della madre bis le nasconde le scarpette rosse indemoniate acquistate per la cresima a causa delle quali è stata gettata nel ridicolo dalla figliastra che, anziché comportarsi da ragazza pia e cattolica, comincia a danzare in chiesa in maniera forsennata.

Suggestive le scene, veri quadretti pittorici, come l’entrata in chiesa della ragazza che avanza timorosa e titubante canticchiando lodi al Signore o la sua ultima danza diabolica tra le luci rossastre di una gabbia a forma di campana.

E poi la fine, la soluzione drastica per un ritorno alla purezza originaria attraverso un processo di perpetua espiazione della colpa.
La redenzione quindi, una macabra redenzione degna di una fiaba nera in cui appare ben chiara l’ossessione della protagonista e la sua manifesta disperazione ma che meriterebbe di essere vissuta di più dallo spettatore.
ROSSO
In scena dall’11 al 15 novembre
Presso Teatro Ringhiera,>br/> via Boifava 17 20142 Milano
Biglietteria: 02.84892195
Compagnia Alma Rosè
In scena: Annabella Di Costanzo e Mauro Buttafava
Musiche: Mauro Buttafava
Scenografia musicale: Mauro Buttafava e Marika Cosenza
Movimenti scenici: Valentina Sordo
Costumi e oggetti di scena: Sara Mezzanzanica e Eleonora Rossi
Luci: Marco D’Amico
Testo e regia: Elena Lolli


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