Bergon-zone: al Teatro Ciak è di scena il paradosso linguistico

Maddalena Peluso - 21.04.2008 testo grande testo normale

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Tags: Alessandro Bergonzoni, Antonio Rezza, Teatro CiakWeBank, Milano

"Un'ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monologo da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d'ombra di Alessandro Bergonzoni, mai come stavolta, sotto i vostri occhi e per i vostri cervelli".
Riccardo Rodolfi

Scardinare la parola fino ad esaltarne il non significato: ecco come nasce l'assurdo linguistico, un cosmo dove tutto si può dire senza che nulla abbia senso…
Fa piacere pensare che nella babilonia linguistica ci sia ancora qualcuno che usa il linguaggio non per comunicare, ma per svelarne la bellezza, una "prosivendola" che confonde per rivelare l'ambiguità della parola.
Parlare soltanto per impressionare: nessuna parodia dell'universo televisivo, della generazione dei trentenni, nessuna satira di costume nè sociologia spicciola.
Parlare per due ore senza alcuna pretesa di comunicare ma, con rigore sconclusionato e allegra crudeltà, riuscire a dare ad un senso, anche se estraneo a sé, ad un serrato nonsense.

Questa volta Alessandro Bergonzoni, in scena dal 4 al 20 aprile 2008, al Teatro Ciak di Milano, destabilizza il suo pubblico con una preposizione articolata "NEL" , ma tutta in maiuscolo, troppo umile per affibbiarsi un'intera frase, ma non abbastanza da rigettare il maiuscolo, utilizzato da i veri linguisti soltanto per la parola DIO, dando senso compiuto ad una sola sillaba, rivelatrice dell’intero universo linguistico. E' proprio questo scienziato folle della lingua a spiegare: "Marco, il Territorio.
NEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (guardare): il dentresco una sorta di sorte, questo è il costrutto: costruire il distrutto. L'illimitata delimitazione (bergon-zone) il retroquadro di punti scardinati. NO (negazione del Nord), SU (la parte altra del Sud), ES (essere come abbreviazione di Est), OV'EST (dov'è). Dove è tutto? Li mentre si è la (nella memoria fotografica).

Nell'energia enucleare perchè estrarre la forza chiusa costa. Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo".
Il bianco domina il palco, interamente utilizzato come spazio fisico di cosmi linguistici. Intorno ai suoi pensieri compaiono pannelli coperti da teli immacolati, reliquie inviolabili ma costantemente accessibili. Il copione è un interminabile flusso di coscienza che prende spunto dall'enunciazione dinamica di una ben strana enciclopedia, l'unica che si preoccupa di spiegare l'inspiegabile e che è attenta l lettore e che "si preoccupa per lui. Vuole che capisca. Lo aiuta. Gli sta vicino". "Ma dove sta scritto? Bene sta scritto qui, sull’enciclopedia". Le associazioni di idee sono infinite tanto da creare un sistema che crea reazioni, crea "esperienza": sistema AFAI (abbinamenti fantastici apparentemente impossibili). Un funambolico gioco filosofico che richiama le giullarate medievali, Groucho Marx, come Antonio Rezza rotola tra le pieghe del ragionamento non per svelarne i significati ma per metterne in subbuglio la logica.

Nessuna pietà per il pubblico che elemosina un applauso per aver tempo di riflettere.
Ma, sembra chiaro già nei primi minuti di spettacolo, la riflessione è abolita nella creazione di infiniti universi paralleli, tutti ugualmente autarchici, di Alessandro Bergonzoni.
La realtà è troppo serratamene affilata per poter attendere l'elaborazione critica delle frantumazioni linguistiche dell'affabulatore.
Ma il pubblico del Teatro Ciak sembra essere un pubblico di superdotati, tutti immobili con un'inquietante sorriso scolpito sul volto, gli addominali contratti in un atavico sforzo diafframatico ma incapaci, all'uscita dello spettacolo, di ricordare una battuta, una soltanto, talmente avviluppata nello svolgimento del testo da non avere alcun significato nella sua individualità.
E' il trionfo delle masse, lo svilimento del personale: tutto ha senso soltanto se inserito "nel" contesto. Tutto tranne "NEL".
"Da queste imprevedibili provocazioni enigmistiche, da questi intensi e poetici (e poco giudiziosi) accoppiamenti immagini nasca - spiega Oliviero Ponte di Pino su "Il Manifesto" - la carica liberatoria dei suoi spettacoli. Quello di Alessandro Bergonzoni con il linguaggio è, a prima vista, un autentico corpo a corpo. Le frasi s'imbizzarriscono, s'inceppano, si trasformano in gorghi da cui sembra impossibile sfuggire. Distorcendo leggermente il suono, travolge la barriera del senso (e soprattutto del buon senso) per modulare significati assolutamente imprevedibili e sempre esilaranti".
In questo, ricorda un musicista jazz quando moltiplica le variazioni su una frase melodica: un continuo procedere per assoli e improvvisazioni, inseguendo quello che il già detto suggerisce: unici limiti sono la capacità d’invenzione fantastica e l'esaurimento dell'energia fisica".

E chi di energia non ne ha tanta, crolla sotto i colpi di quella frenesia velocistica, quell'impossibilità di fissare solo per un istante la concatenazione delle associazioni, l'inconscio della lingua sempre al lavoro.
D'altronde non è la risata il fine dell'affabulazione bergonzoniana quanto l'esperienza del viaggio: "Penso che una delle cose più belle al mondo sia leggere un libro con grande coinvolgimento, voracità e passione. Poi, appena finito, non ricordarsi nulla della trama, personaggi e luoghi. Divertirsi senza capire il perchè e una delle sensazioni più estasianti che si possa provare". Il corsivo è suo.

Teatro CiakWeBank
"NEL" di e con Alessandro Bergonzoni
Regia: Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
Scene: Alessandro Bergonzoni
Ufficio Stampa: Licia Morandi
Assistenza impianti tecnici: Tema Service
Produzione organizzazione distribuzione: PROGETTI DADAUMPA Srl


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