L'eterno dramma di un fragile Zoo di Vetro al Teatro Litta

Stefano Vanelli - 04.11.2009 testo grande testo normale

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Tags: Zoo, vetro, Tennessee, Williams

Un dramma malinconico che presenta la disgregazione di una umile e piccola famiglia americana negli Anni Trenta, scritto nel 1945 dalla mano di Tennessee Williams e divenuto ormai un classico americano.

“Una splendida commedia con sfumature commoventi e tenere. Una storia così nitida e appassionante che necessita solo di attori di vetro, capaci di far vibrare i loro corpi di emozioni sottili e di renderle visibili al pubblico, pur mantenendo la complessità dell’animo umano”: così Jurij Ferrini, giovane regista dello Zoo di Vetro in scena a Milano, introduce la propria riflessione sul testo, scritto dalla mano di Tennessee Williams nel 1945 e divenuto ormai un classico del teatro americano novecentesco. Un dramma malinconico che presenta la disgregazione di una umile e piccola famiglia americana che negli Anni Trenta, in piena recessione, affronta grosse difficoltà economiche dopo che il marito di Amanda e padre di due ragazzi, Tom e Laura, decide di andarsene da casa.

Lo spettacolo, di ottima impostazione, è in scena al Teatro Litta fino al 15 novembre, prima ospitalità della stagione 2009/2010. La realizzazione è a cura del Progetto URT (Unità di Ricerca Teatrale) - Compagnia Jurij Ferrini, nato nel 1997. Il regista, che è anche attore nei panni di Tom, è accompagnato sul palco da Alessandra Frabetti (Amanda) e Aurora Peres (Laura). L’intero cast è meritevole di una sincera nota di merito.
Nell’impostazione registica, l’intero arco delle vicende è narrato ed intervallato dagli interventi di un monologante Tom, ormai divenuto adulto, che ha realizzato il proprio sogno di imbarcarsi nella Marina, ma senza di fatto aver mai dimenticato la sorella, di cui conserva un opprimente e compassionevole ricordo. L’intero spettacolo prende vita su di un’immutabile scena che, in maniera desolante, ricorda la prua di una vecchia nave, alla deriva nel mare (di cui si sente l’ondeggiante melodia), così come errante è la vita della famiglia, ormai disorientata e rimasta senza timoniere. Su una barca, allo stesso modo, si compie anche la nuova esistenza di Tom: un altro vagabondare verso altre mete.

Lo Zoo di vetro è anche dramma della solitudine. Laura è resa claudicante da una malattia che ne caratterizza allo stesso tempo l’animo fragile e introverso, rinchiudendola in un mondo senza esseri umani, fatto di animaletti di cristallo, lo zoo di vetro appunto: un’esistenza in cui le figure di vetro hanno sostituito le persone reali, con cui è ormai impossibile avere un rapporto. Questo universo immaginario poggia inoltre su di un piano instabile, “un tavolino a quattro gambe, di cui però una è rotta”, come lo definisce Ferrini richiamandosi all’assenza di una figura come il padre. Laura, personaggio esso stesso di vetro, profondamente emotivo, incarna la fragile struttura dell’intera famiglia.
Dall’altra parte, Tom. “L’Uomo ha l’istinto dell’avventura”, esordirà il personaggio ad un certo punto della storia, subito smentito dalla madre Amanda che sventola il primato della coscienza sull’istinto. Una attrazione per l’errare che aveva sottratto il padre a questa famiglia (il cui viso è dipinto ora su di una banale scatola in legno), e che farà lo stesso con il figlio (“Seguirò le orme di mio padre”), al termine di una parte della propria esistenza passata a pensare solo a sé stesso. Ogni sera, un’avventura diversa tra il bar ed il cinematografo, per poi rincasare la notte ebbro di spirito e di vita, noncurante della tragedia familiare che gli sta intorno.
Tra un personaggio statico ed uno fin troppo dinamico, Amanda, rimasta sola a dover guidare la nave alla deriva. Forte e dura di spirito, la madre di famiglia è l’unica costante di questa storia: abbandonata dal marito, e successivamente dal figlio, tenta inutilmente di trovare una via di fuga per Laura, ormai accasciatasi sul proprio fragile universo.

Mentre l’esistenza prosegue nella propria desolazione, il vero picco narrativo avviene quando un collega di lavoro di Tom, Jim (di cui Laura era innamorata fin dal liceo - interpretato sempre da Ferrini) viene a far visita alla famiglia. Laura tenta con ogni forza di vincere la propria ritrosia verso l’Altro, appoggiandosi alla bellezza e alla sincerità del giovane ma, dopo un bacio sfuggito per errore, la dura verità: Jim sta per sposarsi. Lo zoo di vetro crolla rovinosamente, anche nel senso fisico, distruggendo l’ultimo fragile equilibrio su cui poggiava l’intera famiglia, e lasciandola alla continua ricerca di un appiglio che non sarà mai più ritrovato.
Un’opera in definitiva lodevole, con una recitazione difficile e profonda, densa di richiami a quella che sarà la successiva produzione di Williams: trame con ascendenza autobiografica, scarso sviluppo dell’azione, disgregazione della civiltà moralista del Sud, il tarlo della pazzia. Non da ultimo, la sua attenzione (forse anche per la tormentata omosessualità) alle figure femminili, che lo porta a creare eroine fragili e sensibili attratte da uomini primitivi, pur nella consapevolezza (come per la Blanche di Un tram che si chiama desiderio) che ciò comporterà la distruzione dei propri sogni e del proprio equilibrio personale.



Dal 3 al 15 novembre 2009
LO ZOO DI VETRO
di Tennessee Williams
Produzione: Progetto U.R.T. – Compagnia Jurij Ferrini

SALA TEATRO LITTA
Corso Magenta, 24 - Milano
Metro MM1 e MM2 Cadorna - Tram 19/16 - Bus 50/58

ORARI
Dal martedì al sabato: ore 20.30
Domenica: ore 16.30

INFO
Tel: 02.86.45.45.45 - promozione@teatrolitta.it

BIGLIETTI
Dal martedì al giovedì: intero Euro 12, ridotto Euro 9
Dal venerdì alla domenica: intero Euro 18, ridotto Euro 12/9

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