La vita della signora Warren: circostanze e conformismo al Carcano

Maddalena Peluso - 29.10.2009 testo grande testo normale

Commenta questo articolo


Tags: La professione della signora Warren, Patrizia Milani, Mario Bernardi, Carlo Simoni

In scena al Teatro Carcano la cinica e vivace opera di Shaw "La professione della signora Warren" sconcertante attualità e critica di una società marcia che mistifica i valori morali...

Perchè gli uomini ricchi senza convinzioni morali sono più pericolosi nella società moderna delle povere donne senza castità
prefazione a "La professione della signora Warren", George Bernard Shaw


Il terrorista dell'humor, come lo definì Brecht, George Bernard Shaw comprese che per fustigare la società capitalistico – borghese, ipocrita e oppressiva, doveva affrontare certi temi con l’intento di divertire gli inglese.
E fu proprio questa intuizione, per quanto furbastra possa apparire, a valergli il successo teatrale internazionale, fino al nobel per la letteratura nel 1925.

A debuttare quest'anno al Teatro Carcano è "La professione della signora Warren", ad esattamente cento anni dalla prima messa in scena italiana, alla stabile romana del Teatro Argentina.

A mettere in scena la cinica e vivace opera di Shaw, inserita tra le "Commedie Sgradevoli", ponendo un ammiccante accento sulla sua sconcertante attualità, è la Compagnia del Teatro Stabile di Bolzano.

Oggi, contrariamente a cento anni fa, non è assolutamente scabroso parlare di prostitute (escort è un termine alla moda ormai) e, in scena con la regia di Mario Bernardi, non c'è tanto la condanna di una professione turpe, quanto di un tipo di civiltà che mistifica i valori morali.

Protagonista della nuova messa in scena è senza dubbio un’ammaliante Patrizia Milani nelle vistose vesti della signora Warren, pacchiana e dirompente madre di una moderna e conformista Vivie, interpretata da Gaia Insegna – in un ruolo che in passato scelse accortamente una giovane Emma Gramatica.

La sarcastica commedia prende il via nel giardino di campagna - dove alla bicicletta è sostituita una vespa nel secondo dopoguerra, simbolo di libertà e indipendenza moderna - con il ritorno a casa della giovane, laureata in matematica a Cambridge, e la sua dichiarazione di voler fare affari, spietata e dura come la vita, pronta a difendere il suo “modo di vivere” dalle costrizioni materne.

Ma la confessione della vera “professione” della cinica madre, non tarda ad arrivare. E con essa la giustificazione “per le circostanze”: la miseria, la consapevolezza di dover sfruttare la propria bellezza, fino ad ammettere che “il denaro guadagnato in questo modo non è diverso da quello ricavato “onestamente”, citando un amico dalle rendite misteriose o gli industriali che accumulano profitti sfruttando le operaie.

«L'intento — dice Marco Ber­nardi, regista e direttore dello Stabile — era capi­re se, in un mondo di outlet, beauty farm e Grande Fratello, c'era spazio per un teatro politi­co e di idee teso ad analizzare il rapporto tra economia ed eti­ca, tra donna e lavoro, il femminismo, la prostituzione».

Un ottimo Carlo Simoni interpreta nuovamente il ruolo del nobile e meschino finanziatore Sir George Crofts, già suo nella messa in scena con Ileana Ghione al Teatro Nazionale di Milano nel 1988.
Bravi tutti gli attori per una regia completa e misurata per bollare il marcio di una società che, dietro la maschera perbenistica, tutto accetta in nome del profitto. Quattro atti, per un totale di due ore, e quattro suggestive e funzionale scene, moderne e naturaliste.

I tempi non sono cambiati e come allora il conflitto tra madre e figlia non nasce dalla "vergogna" della ragazza nell'apprendere i materni trascorsi di prostituta e di tenutaria di bordelli, ma nello scoprirne l'incoerente pretesa di riscatto sociale attraverso l'irreprensibile educazione fatta impartire alla figlia: “Se fossi stata in te, mamma, avrei fatto quello che hai fatto tu: ma non avrei fatto una vita credendo in un'altra”.

E’ proprio questo il significato, oggi come ieri, dell’opera.

E forse oggi più che ieri, il pubblico tarda a comprenderlo: dopo i rapidi applausi in sala non è raro imbattersi in una signora Warren e nella sua irreprensibile figlia.

da mercoledì 28 ottobre a domenica 8 novembre 2009
TEATRO CARCANO
"La professione della signora Warren"
Regia di Marco Bernardi
traduzione Angelo Dallagiacoma
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
luci Lorenzo Carlucci
Personaggi ed interpreti
La Signora Kitty Warren Patrizia Milani
Vivie, sua figlia Gaia Insenga
Sir George Crofts Carlo Simoni
Praed Riccardo Zini
Il reverendo Samuel Gardner Andrea Castelli
Frank, suo figlio Massimo Nicolini
Orari degli spettacoli da martedì a sabato ore 20,30 - domenica ore 15,30
Prezzi dei biglietti poltronissima € 34,00 - balconata € 25,00
Per prenotazioni botteghino del Teatro Carcano
0255181377-0255181362
www.ticketone.it; www.vivaticket.it; call center 899.666.805 (servizio a pagamento)
Per scuole e gruppi organizzati Teatro e Viaggi 025466367 - 0255187234


  • La vita della signora Warren: circostanze e conformismo al Carcano

Gli ultimi commenti