Campo Teatrale racconta la scomodità delle paure umane

Silvia Pizzi - 25.10.2009 testo grande testo normale

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Tags: campo teatrale, scomodi qui, caterina scalenghe, chiara anicito

Una serie di dialoghi “pour parler”, riflesso di quotidianità insulse o pressoché inesistenti, che creano imbarazzo e spingono all'ossessiva ricerca del “qualcosa da dire”, che puntualmente è la cosa sbagliata.

“Tutti noi viviamo con la paura d’aver paura. Paura di esporsi, paura di dire quello che si pensa, paura degli uomini, delle donne, delle guerre, della morte, delle malattie, della disoccupazione, delle bollette da pagare. Paura di ingrassare, di essere stupidi, di non capire una barzelletta, di fallire... Ecco perché questo spettacolo è dedicato a chi ha paura”
Steven Berkoff

Al Teatro Guanella torna in scena “Scomodi qui”, un riadattamento della regista Caterina Scalenghe di un testo che si intitola “Kvetch” (Piagnistei), scritto da Steven Berkoff, autore, attore e regista, tra i protagonisti della scena inglese contemporanea, formatosi con Jacques Lecoq e tra i fondatori del London Theatre Group.

Torna, rispetto al suo debutto di un anno fa, con una verve ancor più incisiva ed un ritmo praticamente impeccabile, frutto di un lavoro di limatura ed asciugamento del testo, volto ad eliminare qualsiasi tentazione a strizzare l'occhio al pubblico con battute troppo facili e macchiette da cabaret.
E nonostante la Scalenghe si dichiari non ancora soddisfatta del risultato finale, esprimendo la necessità di perfezionarlo ulteriormente, sembra che per gli spettatori, invece, l'operazione sia proprio riuscita.
L'atmosfera è decisamente da “festa del teatro”, il pubblico è numeroso, rumoroso, partecipa, ride molto e al momento degli applausi qualcuno addirittura si alza in piedi.

In scena ci sono cinque attori, tutti provenienti dalla compagnia di Campo Teatrale: Marco Colombo Bolla e Donato Nubile (che insieme alla stessa Scalenghe fanno anche parte della direzione artistica della scuola), affiancati da Chiara Anicito, Caterina Donzelli e Sveva Raimondi, tre “giovani leve” uscite dalla fucina di CAMPUS, l'Accademia di Formazione attorale che ogni anno premia gli allievi più meritevoli con una borsa di studio che consiste appunto nella possibilità di prendere parte ad una produzione della stagione successiva. Ed evidentemente il progetto funziona, perché da pubblico non si avverte la sensazione di vedere due attori “veterani” costretti a dividere il palco con tre “debuttanti”, ma si assiste ad un vero e proprio spettacolo, con una compagnia di professionisti perfettamente amalgamata.

I personaggi sono Frank, marito pedante e lamentoso, che si vergogna di tutto: della propria famiglia, del proprio lavoro, dei propri colleghi, dell'idea che gli altri possono farsi di lui. Donna, moglie di Frank, che passa le sue giornate a cucinare cene che puntualmente non le riescono e nel frattempo evade da quella realtà abbandonandosi a fantasie bizzarre come “essere violentata da due spazzini”. La vecchia nonna, invadente, inopportuna e con imbarazzanti problemi di flatulenza. La figlia adolescente, figura che nel testo originale di Berkoff veniva solamente nominata ma non compariva fisicamente in scena, e che in questa rivisitazione partecipa come una sorta di entità separata dal resto: una presenza muta e nascosta da una maschera, impossibilitata ad esprimersi su qualsiasi cosa accada intorno e dentro di sé. E infine c'è Hal, collega di Frank, reduce da una separazione dalla moglie, un uomo estremamente solo, ansioso e sociopatico. Un tipo che, per dire, se gli racconti una barzelletta va in ansia per paura di non capirla o quando gli chiedi se ha voglia di un caffè risponde “solo se è già pronto”. E si ritrova, malgrado tutti, invitato a cena.

Personaggi, ottimamente caratterizzati, che danno vita ad una serie di dialoghi “pour parler”, riflesso di quotidianità insulse o pressoché inesistenti, che creano imbarazzo e spingono all'ossessiva ricerca del “qualcosa da dire”, che puntualmente è la cosa sbagliata. Dialoghi inconsistenti, accompagnati da gesti abituali che risultano improvvisamente grotteschi, interrotti continuamente da fermi immagine che consentono ad ogni singolo protagonista (mentre tutti gli altri sono congelati in uno “stop” dalla realtà) di far conoscere al pubblico i suoi reali pensieri, ovviamente in netto contrasto con quel che stava dicendo un attimo prima e che continuerà a dire dopo.
Un espediente che serve a smascherare la generale incoerenza tra ciò che si desidera e ciò che si fa, presentando quel che sta dietro le parole dette ed offrendo anche la possibilità di toccare temi mica da ridere (come la solitudine, la vecchiaia, il tradimento, la malattia), di denunciare con un'immagine semi-onirica la situazione lavorativa in cui versa oggi il nostro paese, o di pronunciare frasi impegnative come “mi sveglio al mattino e odio la luce che arriva a minacciarmi con un'altra giornata vuota”, senza però mai rischiare di essere pesanti e senza negare mai al pubblico un sospiro di sollievo.

“Scomodi qui” è di nuovo in scena, questa sera, per la Festa del Teatro, al costo di 4 euro. E per uno spettacolo così ben strutturato, brillante ed intelligente, interpretato da attori tanto bravi, è un investimento decisamente conveniente.

SCOMODI QUI
Da una rilettura di “Kvetch”, di Steven Berkoff
Adattamento e regia: Caterina Scalenghe
Con: Chiara Anicito, Marco Colombo Bolla, Caterina Donzelli, Donato Nubile, Sveva Raimondi
Produzione: Campo Teatrale
Disegno luci: Domenico Cicchetti
Progetto grafico: Michele Migliarini
Musiche: Paolo Conte

TEATRO GUANELLA
Via Duprè, 19 – Milano
Tram 12
ORARI
24-25 ottobre: ore 21.00
Da giovedì 29 a sabato 31 ottobre: ore 21.00

INFO
Tel: 02.26113133
mail: info@teatroguanella.it

PREZZI
Festa del Teatro: 4 euro. Intero: 13 euro.
Convenzioni: 9 euro.
Allievi Campo Teatrale: 6 euro.

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