Anna Caldara - 21.10.2009
Vi sono personaggi figli del proprio tempo e del proprio luogo e personaggi che semplicemente esistono senza che nessuno li abbia voluti creare: se ne stanno nel loro mondo platonico senza tempo, osservano, scrutano ed alla fine si insinuano in corpi presi in prestito allo scopo di poter vivere ciclicamente la propria storia.
Uno di questi personaggi è appunto il berretto a sonagli dei giullari di corte o di coloro che a furia di essere derisi lo diventano, di chi diventa il bersaglio goliardico di una piccola comunità pur avendo sempre obbedito alle regole di quella comunità.
Ed è proprio il berretto a sonagli della pazzia, l'autentico protagonista della commedia pirandelliana in scena al Teatro Nuovo fino al primo novembre 2009, a cui Sebastiano Lo Monaco ha magistralmente prestato corpo e voce nel personaggio di Ciampa, tanto devoto nell'offrire la propria opera presso il Conte Fiorita quanto nel cercare di riordinare la realtà entro uno schema inesistente attraverso la maschera della pace domestica nascondendo a se stesso gli assidui tradimenti della moglie proprio con il conte Fiorita.
E' Ciampa la vittima prescelta dalla pazzia, è lui che vive la propria esistenza sospeso tra la corda civile, ossia la corda del quieto vivere e delle convenzioni siciliane dell'epoca che volevano la donna serva del proprio uomo, e la corda della pazzia, ossia della valvola di sfogo mai completamente aperta, della liberazione raggiunta internamente ma mai esternata.
Già, perché ci vuole coraggio anche ad essere totalmente pazzi, preferibile la mezza via, una sorta di lucida pazzia che, proprio per questo, è ancora più folle.
Il contorno è la società bigotta e pettegola del tempo che, a propria insaputa, spiana la strada all'incedere della pazzia, aiutandola a raggiungere il proprio scopo, ossia continuare a vivere rimanendo all'oscuro, libera di agire e di distruggere. Per fare ciò è però necessario trovare il capro espiatorio che, pur non avendo nessuna colpa, si porterà via tutta la pena: la moglie del conte Fiorita, colpevole di aver voluto denunciare la condizione di fedigrafo del marito, colpevole di aver rivendicato la propria dignità di donna, colpevole di aver frantumato i fragili equilibri di Ciampa costringendolo a prendere una posizione definitiva. Eppure Ciampa non voleva questa responsabilità e infatti non se la prende ma consegna l'ideale berretto a sonagli alla donna che, proprio come lui, è stata tradita imponendole di fingere la pazzia per poter ritirare la denuncia e porre termine allo scandalo. E la donna indosserà quel cappello, diventerà il capro espiatorio della pazzia, ma almeno avrà avuto modo di sfogare la propria repressione urlandola in faccia al mondo; lei potrà ripartire da lì per cercare un nuovo ordine delle cose e dei valori mentre Ciampa, nella sua tragica comicità, rimarrà sempre vittima di un ordine più forte di lui, un ordine in cui lui dovrà soltanto ubbidire.
Un ordine a prova di pazzia.
I personaggi della commedia, tanto ben caratterizzati da sembrare più vivi di qualsiasi persona reale, depositari ognuno di un proprio particolare mondo di visioni e valori, o di assenza di visioni e valori come l'inetto Fifì, fratello della donna tradita che prende sempre le posizioni altrui, sono nove ma gli attori sono otto. Infatti c'è il grande presente assente, il Godot della scena pirandelliana, il conte Fiorita, di cui però gli attori riescono a delineare sia il carattere sia la presenza fisica attraverso un gioco di incastri, battute, allusioni o confessioni. La recitazione è ben ritmata, una palla che rimbalza a tempo per poi arrestarsi all'improvviso o dilatarsi nel tempo, come avviene nel caso di Ciampa, l'unico personaggio che sembra seguire un proprio ritmo interno, diverso da quello degli altri: il ritmo del berretto a sonagli.
La scenografia è semplice, l'esterno della villa del conte Fiorita, così come gli abiti, fedeli all'epoca in cui la vicenda prende le mosse, la Sicilia dei primi decenni del ‘900. Importanti anche gli intermezzi musicali che non servono a riempire spazi vuoti ma fungono da vera e propria spalla alla recitazione degli attori contribuendo ad incalzare il ritmo nei momenti più comici e scoppiettanti, ad acuire il senso di attesa quando entra in scena per pochi minuti la moglie di Ciampa in un'atmosfera da luci rosse bohemien, a sottolineare la preoccupazione dei personaggi quando non sanno trovare una soluzione al problema o ad aumentare il pathos nei momenti di reale tragicità di Ciampa.
Come insegna Pirandello, la verità è contemporaneamente ovunque e da nessuna parte e anche questa commedia risponde perfettamente a questo particolare dictat così come il riso, il filo conduttore di tutta la scena che da reazione allegra e divertita sia degli attori sia dello spettatore si rivela poi per quello che realmente è: un riso d'infinita amarezza.
IL BERRETTO A SONAGLI
Commedia di Luigi Pirandello con otto attori per la regia di Mauro Bolognini
con Sebastiano Lo Monaco.
In scena dal 20 ottobre al 1 novembre
Teatro Nuovo
piazza San Babila (MI)
Info Line: 02.794026