Profumi del passato per una scomparsa Italia
Maddalena Peluso - 16.10.2009

Tags: Paolo Villaggio, Fantozzi, Il profumo delle lucciole, Teatro Franco Parenti
Un monologo tra amarcord e umane bassezze per scoprire chi è Paolo Vilaggio e comprendere sopratutto chi erano gli italiani: "Il profumo delle lucciole" al Franco Parenti

"Uno spettacolo per anziani, in particolare vedove, che dopo cinquant'anni si sono finalmente liberate di un marito noioso e gocciolante. Una truffa, perché non c'è nessuno spettacolo, messa su soltanto per soldi, perché con l'età sono diventato ancora più avido e invidioso".
Fuori dalla scena, utilizzando la gag farsesca del microfono aperto per sbaglio, un
cinico e sfiduciato Paolo Villaggio tenta di sottrarsi in tutti i modi agli spettatori del Teatro Franco Parenti radunati per assistere a "Il profumo delle lucciole" inserito nella bella rassegna "Ragazzi terribili" (con Glauco Mauri, Paolo Poli, Giorgio Albertazzi, Adriana Asti).
Villaggio entra in scena con la sua tunica "molti mi disprezzano da quando la indosso" su un palcoscenico nudo: al centro una sedia su cui lo scrittore - da luglio pubblica su L'Unità - si accomoda con non poca fatica.
Ai lati, su due grossi schermi, è proiettato il primo piano di Villaggio che riempie così la scena.
Partendo dalla sua autobiografia "Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda", edita da Mondadori nel 2002, Villaggio si lascia andare -"posso fare i nomi perché tanto sono tutti morti" - all'amarcord: dalla casina a Camogli ai ricordi dell'inutile e insensata seconda guerra mondiale, che gli ha rovinato l'infanzia, all'estrema timidezza infantile fino alle scorribande con Fabrizio De Andrè, il successo nel mondo dello spettacolo e i rapporti stretti o inesistenti con Pier Paolo Pasolini ("per due anni tutti i sabati giocavano a pallone insieme: non mi ha mai rivolto la parola"), Marco Ferreri ("per una settimana non abbiam visto la televisione perché Bertolucci aveva vinto 9 oscar"), all'amico Ugo Tognazzi ("non sapeva cucinare, improvvisava e ne uscivano reperti da analizzare") al geniale e ironico maestro Mario Monicelli, sopravvissuto paradossalmente a tanti suoi seguaci.
Paolo Villaggio, con un dito nella bottiglietta d'acqua che non beve mai e una mano in tasca a far tintinnare gli spiccioli, riesce teatralmente, anche se usando soltanto volto e tonalità della voce, a tenere alta l'attenzione del pubblico commuovendolo e coinvolgendolo in episodi trasfigurati dalla memoria, metafore di valori che non ci sono più: così come la notte passata con la moglie, all'epoca 15enne, a guardare le sue efelidi illuminate da un barattolo pieno di lucciole ("questo è stato il momento più felice della mia vita").
Un monologo che regge senza dubbio anche grazie alla spontaneità, nostalgica e confidenziale, dell'artista che ricorre il minimo indispensabile ad ingraziarsi il pubblico con la facile comicità del personaggio Fantozzi, delineando attraverso i suoi ricordi, uno spaccato di quell'Italia orgogliosa e determinata uscita dalla guerra.
Conclude la sua chiacchierata con la lettura del Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi con sottofondo di "Imagine" di John Lennon inno alla gioia di vivere in fratellanza e armonia con il mondo circostante, e si congeda con non poco imbarazzo dagli applausi del pubblico, riconoscendo di aver sentito molto affetto in una sala non affollatissima ma a lui vicina, probabilmente anche per questioni anagrafiche ( vengono a teatro spiega Villaggio in un'intervista a Repubblica - per cercare di rivivere il ricordo della loro giovinezza. Si vede che riesco a far riaffiorare gli odori di un tempo, i corteggiamenti di una volta").
A sipario chiuso un saluto lo rivolge anche ai 30enni presenti in sala (n.b. tra i quali chi scrive): "noi eravamo pieni di speranza e fiducia nel futuro, tutto era in divenire, l'Italia sembrava un grande paese. Ora che dirvi? Che consiglio darvi per andare avanti?".
Una "lucciola di speranza" in realtà è passata nel corso del monologo: qualcuno l'ha vista nel ricordo del padre di Villaggio che, ad una delle innumerevoli feste da ballo del dopoguerra, gli confidò: "anche in guerra ero felice. Ma, bada bene e ricordatene, non perchè c'era la guerra. Ero felice nonostante la guerra".
Teatro Franco Parenti
dal 13 al 18 ottobre 2009
IL PROFUMO DELLE LUCCIOLE
scritto, diretto e interpretato da Paolo Villaggio
Produzione StudioTi
RASSEGNA RAGAZZI TERRIBILI
Tel.: +39 02 599951
mail: info@teatrofrancoparenti.it
BIGLIETTERIA
Email: biglietteria@teatrofrancoparenti.it
telefono biglietteria: +39 02 59995206
Biglietti
Intero euro 40.00
Ridotto under 25, gruppi, cral - euro 28.00
Ridotto over 60 - euro 20.00
Ridotto under 18 - euro 10.00
ABBONAMENTO ragazzi terribili - 4 spettacoli a scelta su 5
Intero euro 100.00 (tagliando euro 25.00)
Ridotto over 60, under 25 euro 68.00 (tagliando 17.00)
Rinnovo ex abbonati 68.00 (tagliando euro 17.00)

