Shakespeare come dentro un ring e il nuovo “linguaggio” della tragedia
Valentina Castellano Chiodo - 24.09.2009

Tags: teatro libero, corrado d'elia, amleto, shakespeare
Amleto può stupire ed emozionare, spaventare, far ridere o piangere. Questo Amleto è diverso.
Capelli "verde matto", rock duro e frammenti veloci.
Ecco l'Amleto di Corrado D'Elia: violento, profondo, sempre attuale. Così come Shakespeare l'ha concepito.
La stagione 2009-2010 del teatro Libero apre con passione e audacia, con la "Metamorfosi del principe Amleto".
Come in un quadro di Magritte il fantasma del padre ricompare nell'ombra, mentre come dentro un'allucinazione i personaggi si muovono e ridono, sospesi su un filo sottile tra l'orgoglio e il cordoglio, fra il dolore e quella follia sana di chi è dentro una tragedia e proprio non ci sta.
E' una trasposizione veloce tutta d'un fiato: 90 minuti per scoppiare in una risata o stringersi dentro una storia tanto famosa quanto crudele, tanto aggressiva quanto moderna.
La scena come un "ring", le porte invivibili si aprono e chiudono senza mai svelare la via d'uscita e così Corrado D'Elia sceglie i jeans e la felpa col cappuccio, le scarpe da tennis e la sua esperienza per raccontare oggi questa leggenda miserabile e incestuosa che trascina protagonisti e comparse dentro il vortice della disperazione.
Un coro di voci e corpi in sintonia si muovono sulla scena cubica, la fisicità è palesata dagli spacchi color porpora della "regina", dai salti e dagli spostamenti fulminei a intermittenza, dai combattimenti con una spada inesistente, con un avversario inesistente, come dentro la mente allucinata di un bambino arrabbiato.
E poi ci sono gli occhi. Amleto, Ofelia, Laerte, la bella Gertrude…come magneti sulla scena catturano e parlano, anche quando non ci sono battute e proprio come recita il copione: "Le parole senza pensieri non raggiungono il cielo". Ecco perché il cast ha scelto la propria koiné , il proprio modo per raccontare Shakespeare oggi, senza veli, con una colonna sonora graffiante, con le grida e l'affanno, con gli occhi gonfi di pianto.
Scrivendo sulla scena parole tutte d'un fiato, scrivendo velocemente i ricordi con un pennello invisibile, provando a liberarsi di un peso, di un amore di cui non "bisogna dubitare mai!".
Continuerà questo racconto per sempre, ma fino al 19 ottobre la Compagnia Teatri Possibili lo metterà in scena al Teatro Libero.
Per informazioni e prenotazioni: Teatro Libero, via Savona 10, Milano. tel. 02-8323126, e-mail: biglietteria@teatrolibero.it

