Lezione di quotidiano razzismo al Teatro Studio: in cattedra una straordinaria Maïmouna Gueye...

Maddalena Peluso - 11.09.2009 testo grande testo normale

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Tags: Maïmouna Gueye, Trame d'autore, Bambi, elle est noire mais est belle

"Sono una donna libera, non una donna liberata". Ad esibirsi al Teatro Studio di Milano nell'ambito di Trame d'autore è la giovane e straordinaria Maïmouna Gueye, attrice senegalese.

"Sono una donna libera, non una donna liberata".
Ad esibirsi il 7 e l'8 settembre 2009 al Teatro Studio di Milano nell'ambito di Trame d'autore, festival internazionale di drammaturgia contemporanea, è la giovane e straordinaria Maïmouna Gueye, attrice senegalese, formatasi al Conservatorio d'Arte Drammatica di Avignone, autrice e interprete del monologo "Bambi, elle est noire mais elle est belle", prodotto da Scène 2 - Le Tarmac de La Villette di Parigi.
Unico vero spettacolo del festival, giunto alla nona edizione, che finalmente centra l'obiettivo: non soltanto "mise en espace", certo interessanti, ma troppo spesso sterili e senza sentimento.
Quest'anno la rassegna si è rivelata non soltanto appassionata ma capace di trattare un tema molto più attuale in Italia di quanto si pensi: la condizione di chi, giovanissimo, ha lasciato l'Africa per la vita in Europa – "Madame France", sirena maligna che attira il suo popolo, nel caso della Gueye – e lotta contro stereotipi e razzismo "gentile", quello dei salotti borghesi che la obbligano ad indossare i panni della "ragazza esotica", a ridere come ci aspetta e a mangiare cocco e banane perché è il suo cibo, un razzismo affettuoso che si culla in cliché banali e quotidiani, e proprio per questo più difficile da riconoscere.
Maïmouna Gueye si presenta sulla scena spoglia del Teatro Studio, fiera e combattiva nel suo metro e ottantacinque più alti tacchi, interamente vestita di bianco con i lunghi capelli intrecciati a coprirle le spalle, grossi orecchini ed espressione regale, ricordando un pò la Karabà del noto film di animazione di Michel Ocelot.
Comincia a raccontare la storia di Bambi, avvisando che non si tratta di una favola, anche se i personaggi ricordano un po' quelli delle favole: è vita vera, è la sua vita, nata gracilina, anche strette e senza seno, "carne da bianchi". I pettegolezzi nel suo villaggio non sono mancati e la Gueye li delinea sulla scena con arguzia e inaspettata ironia, accentuando l'accento "charmant issu de la négritude" che peggiora quando è imbarazzata "voi bianchi arrossite noi cominciamo a parlare come "piccolo negro". A voi si vede a noi si sente", ridicolizzando così la famosa e democratica "intègration": "non mi piace questa parola, ha un suono metallico. Ti riporta alla condizione subalterna di immigrato, ti imbottiglia, è una concessione allo straniero. Non voglio essere accettata: voglio esistere".
Per oltre un'ora, l'attrice, dimostrando un'ottima preparazione attoriale, utilizzando una chironomia appropriata al suo corpo e al testo francese, riesce ad essere esilarante e amaramente disperata, commuovere e far riflettere.
Il suo è uno spaccato di vita talmente reale da bruciare nello stomaco: l'adolescenza in Africa, la concorrenza tra le "derazzizzate" come lei, donne dalle gambe lunghe e il corpo sottile, tanto desiderate dai "toubab" (gli stranieri), il suo sogno di sposare un bianco perché l'idea che le hanno inculcato è che bianco è bello, è puro e che in fondo è il suo destino. Quando finalmente arriva Antoine, in tre mesi è sua moglie e in viaggio verso la Francia: "ecco il souvenir che nostro figlio c'ha portato dall'Africa. E' nera ma molto bella" gracchia la suocera Marie France alle amiche, che conoscono l'Africa soltanto per i "safari".
Uno spettacolo "da vedere" che colpisce oltre ogni aspettativa, spingendo a riflettere sulle capacità della nuova drammaturgia di raccontarsi con spontaneità e ironia. Sicuramente una delle migliori rappresentazione di un "under 30" viste in Italia. Anche perché, in Italia, è raro vedere un "under 30" esibirsi in un teatro istituzionale in un testo di cui è autore e attore…
Ma il sogno di Maïmouna Gueye è che le sue opere vengano rappresentate in Africa: "Ci riuscirò, prima o poi. Delle aperture ci sono, o le troverò. Senza censure".

Bambi, elle est noire mais elle est belle…
di Maïmouna Gueye
regia e disegno luci: Jacques Allaire
video: Scorpene Horrible
costumi: Myriam Drosne
produzione: Scène 2 – Le Tarmac de la Villette di Parigi


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