Da allievo di Dario Fo a grande affabulatore: Mario Pirovano al Teatro Carcano di Milano

Maddalena Peluso - 28.03.2008 testo grande testo normale

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Tags: Mario Pirovano, Dario Fo, Maddalena Peluso, Teatro Carcano

Mario Pirovano, al Teatro Carcano di Milano dal 18 al 21 marzo 2008, ha dimostrato chiaramente di seguire con una tecnica invidiabile, le orme del suo maestro, mettendo in scena da "Mistero buffo", basato su vecchie fonti medievali interpretate da Dario Fo in chiave personale, quattro giullarate tra le più famose dell’autore....

Si presenta in scena vestito come Dario Fo, golf blu e pantaloni scuri e sobri, si muove come il premio Nobel, parla come lui e, a prima vista, anche il dentista sembra lo stesso.
Mario Pirovano, al Teatro Carcano di Milano dal 18 al 21 marzo 2008, dimostra chiaramente di seguire con una tecnica invidiabile, le orme del suo maestro, mettendo in scena da "Mistero buffo", basato su vecchie fonti medievali interpretate da Fo in chiave personale, quattro giullarate tra le più famose dell’autore: la partenza è d’obbligo con la 'La fame dello Zanni', storia di una fame atavica raccontata attraverso sproloqui e contorsioni da funambolo, per continuare con 'La resurrezione di Lazzaro', descrizione parodistica del miracolo più popolare del Nuovo Testamento e con la meno conosciuta 'Il primo miracolo di Gesù Bambino', poetico racconto tratto dai Vangeli Apocrifi su come il piccolo Jesus, che fa volare gli uccellini di argilla fatti dai compagni, reagisce alla prepotenza di chi glieli distrugge, per concludere con un fin troppo attuale 'Bonifacio VIII', che ci presenta il pontefice prima nella magnificenza della sua vestizione, poi nel suo incontro-scontro con Gesù e con le contraddizione che ne conseguono per gli insegnamenti di umiltà e povertà cristiani.
Un’opera che è valsa il Nobel per la Letteratura nel 1997 così motivato dagli accademici svedesi: 'A Dario Fo... che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati. (...) Se c'è qualcuno che merita l'epiteto di giullare, nel vero senso della parola, questo è lui. Il misto di risa e serietà è il suo strumento per risvegliare le coscienze sugli abusi e le ingiustizie della vita sociale”.(...) Poiché la tradizione non-istituzionale gioca un ruolo determinante nel teatro di Fo e Pirovano lo sa bene. Spesso fa riferimento ai giullari (joculatores) medievali, alla loro comicità e ai loro misteri. 'Oggi il clown è diventato un personaggio destinato a divertire i bambini – spiega Dario Fo in una conferenza a Perugia – è diventato il sinonimo dell’infantilismo spontaneo, di sentimentalismo. Ma una volta il clown sapeva utilizzare tutti i mezzi espressivi, la voce, il corpo, la gestualità, il canto, la maschera. Egli deve essere saltimbanco, deve essere saper fare il salto mortale, deve saper cadere, suonare uno strumento, avere delle mansioni nell’ambito delle scenografie”: comico per Fo è (cit. da Luigi Allegri) una sorta di gioco folle, che però ribadisce la superiorità della ragione…è un gioco di continui capovolgimenti. Il continuo montare in situazioni di impotenza, di paura, disperazione, e poi lo sganciamento e la catarsi…e poi ancora daccapo”.
> E Pirovano riesce a rendere senza ombra di dubbio il senso dell’opera di Fo, pur restando fin troppo legato alla tecnica del suo mentore. Ma certamente il talento non gli manca e il pubblico, composta da giovani e meno giovani, appare in visibilio dinanzi alle profane rappresentazioni rese con ottima affabulazione e una tecnica mimica sconosciuta ai più.
L’incontro tra Mario Pirovano e Dario Fo risale al 1983: il giovane Pirovano, in Inghilterra da dieci anni, rimase folgorato dalla rappresentazione di Mistero Buffo e si propose come traduttore simultaneo delle rappresentazioni londinesi riuscendo ad ottenere una collaborazione con la compagnia. Per anni è stato ad ascoltare le esibizioni di Fo, ha seguito le lezioni e le dimostrazioni che dava ai giovani attori "riuscendo – spiega proprio Fo - ad assimilare come un'idrovora tutti i trucchi e la 'sapienza' del mestiere".

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