Per i Marcido Marcidorjs la parola è tutto: ...ma bisogna che il discorso si faccia all'Out Off
Sara Trecate - 08.04.2009

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Per il loro nuovo spettacolo i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa hanno tratto ispirazione da un romanzo di Beckett, L'innominabile. Ne è nato ...Ma bisogna che il discorso si faccia, al debutto nazionale al Teatro Out Off dall'1 all'8 aprile.

La locandina è inquietante: un esserino raggrinzito con due grandi occhi intrappolato in una sorta di utero violaceo. Ci si accomoda in teatro e al posto del sipario si trova una gigantografia dello stesso esserino. La curiosità aumenta: chissà cosa si sono inventati questa volta i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, che hanno scelto Milano per la prima nazionale di ...Ma bisogna che il discorso si faccia, al teatro Out Off dall'1 all'8 aprile.
Inizia lo spettacolo, la scenografia e gli attori formano un quadro stravagante, un coacervo di elementi bizzarri e incongruenti che resterà immutato per tutta la durata, ma non smetterà un secondo di ammaliare e incuriosire.
Lo stile Marcido ha fatto centro di nuovo: la fantasiosa Daniela Dal Cin ha predisposto cinque grandi croci di simil-metallo con inclinazioni differenti e cinque attori vi sono crocifissi con le mani legate. Ognuno indossa una tutina di un colore sgargiante e una maschera mostruosa che lo rende somigliante a quella strana creatura della locandina. Creatura inumana? Pre-umana? Aliena? Non è specificato, è semplicemente l'immagine che la compagnia si è fatta del misterioso protagonista de L'innominabile, il romanzo beckettiano da cui è tratto lo spettacolo. Un'entità in prigione in una realtà senza tempo: ha già vissuto e deve ancora vivere, si è già formato un corpo, ma gli mancano delle parti. Si vede diverso rispetto agli uomini e ne soffre. Però ha la parola, quella sì, e la sfrutta più che può. Sa che bisogna parlare per sentirsi vivi, per costruirsi un'identità e un mondo in cui vivere.
E' proprio sulla parola che i Marcido hanno lavorato molto (e non solo in questa occasione), per esempio scegliendo di suddividere un monologo tra cinque persone, trasformandolo in un “concerto grosso”, come recita il sottotitolo. Una scelta che permette di sperimentare diverse combinazioni: soliloqui, cori, botta e risposta, sottofondi cantati... Gli attori si lasciano andare a questo gioco divertendosi e dimostrando grande abilità . Danno il meglio di sé Paolo Oricco e Maria Luisa Abate. Anna Fantozzi e Stefano Re parlano poco, ma sono lontani dall'essere inutili.
Tutto questo virtuosismo, però, puntando più sulle sonorità che sulla precisa recitazione del testo, rende faticosamente comprensibile un'opera che necessiterebbe un ascolto accurato.
Parole, parole, parole: alla base di tutto, anche del fare teatro, per i Marcido. Ma con gli attori incatenati per un'ora e dieci forse ci voleva anche qualcos'altro. Loro ce la mettono tutta e, per essere immobilizzati, trasmettono un'inaspettata dinamicità grazie a minimi movimenti del corpo, ma l'impressione resta quella di una messinscena troppo statica.
Il finale riaccende lo spettacolo, con la disperata resistenza di Marco Isidori che tenta di sopravvivere cercando nuove parole e ripetendole finché il buio non lo inghiotte.
Dall'1 all'8 aprile 2009
...MA BISOGNA CHE IL DISCORSO SI FACCIA
Quadro per un'esposizione spettacolare da "L'innominabile" di Samuel Beckett, un concerto grosso
drammaturgia e direzione Marco Isidori
scene e costumi Daniela Dal Cin
con Maria Luisa Abate, Marco Isidori, Paolo Oricco, Anna Fantozzi, Stefano Re


