L'anziano immaginario: il Sior Todero di Giulio Bosetti

Maddalena Peluso - 05.04.2009 testo grande testo normale

Commenta questo articolo


Tags: maddalena peluso, Carlo Goldoni, Giulio Bosetti, Teatro Carcano

Nonostante i suoi 79 anni d'età Giulio Bosetti è ancora costretto ad imbianchirsi il viso per impersonare "Sior Todero Brontolon" al Carcano....

"Non c'è più il carnevale.
Il carnevale è finito. Non sembra neppure mai iniziato".
Note di regia



Nonostante i suoi settantanove anni d'età è ancora costretto ad imbianchirsi il viso per impersonare "Sior Todero Brontolon", che lo vede protagonista al Teatro Carcano di Milano fino al 9 aprile 2009.
E quel suo "far sentire l'odore del personaggio", con un'ottima capacità performativa, una maniacale perfezione nei tempi comici e studiata scansione del ritmo scenico, colloca senza dubbio Giulio Bosetti, anche direttore artistico del Carcano, nell'Olimpo attoriale.
Va a lui il merito di aver reso umano il personaggio goldoniano di Sior Todero, tra i più odiosi e neri dell'autore veneziano, egoista, avaro, dittatoriale: Bosetti non soltanto ne ha svelato i barbari difetti "umanizzandoli" ma addirittura è riuscito a spingere gran parte del pubblico a parteggiare per lui con una sola occhiata di sopracciglio.
Il perché il personaggio dell'avaro sia sempre così simpatico agli spettatori è difficile dirlo.
Quando poi a vestirne i panni è un nume attoriale è davvero impossibile non solidarizzare.
"Todero – spiega nelle note di regia Giuseppe Emiliani – è ossessionato dalla paura del "desordene" e animato da un angoscioso bisogno di rendere immobile intorno a sé l'universo familiare.
Immutabili devono rimanere gli equilibri di potere della casa. Immutabili le regole. Immutabile il potere assoluto di Todero che si procura il piacere umiliando gli altri facendoli sentire costantemente inferiori o colpevoli. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge ad eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i bezzi, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo".
Eccellenti e suggestive anche le claustrofobiche scenografie di Nicola Rubertelli, con una scena rotante che assomiglia ad una cassaforte, per rappresentare la prigione dei sentimenti e degli affetti in cui vivono i personaggi, sorvegliati dall'arcigno "padron": "un interno – si spiega nelle note di regia - che mostra le crepe di un ceto mercantile dominato dal ruolo disgregatore e mistificatore del denaro che mercifica ogni affetto e ogni ideale".
L'onnipresente necessità di controllare, decidere, l'obbedienza assoluta e indiscussa che pretende dalla sua famiglia "E mi son el pare del pare, e son paron dei fioi, e son paron dela nezza, e dela dote, e dela casa, e de tutto quelo che voggio mi" è talmente estremizzata da apparire simpatica, anche grazie ad un ottimo cast che completa il cerchio: dalla scaltra vedova interpretata da una bravissima Marina Bonfigli alla misurata e appassionata Marcolina di Nora Fuser.
L'applauso esplode fragoroso e l'intento didascalico goldoniano è rispettato.



SIOR TODERO BRONTOLON
di Carlo Goldoni
Scene di Nicola Rubertelli
Costumi di Carla Ricotti
Musiche di Giancarlo Chiaramello
Progetto luci Pasquale Mari
Regia di Giuseppe Emiliani
Personaggi e interpreti
Todero, mercante vecchio Giulio Bosetti
Pellegrin, figliuolo di Todero Francesco Migliaccio
Marcolina, moglie di Pellegrin Nora Fuser
Zanetta, figlia di Pellegrin e Marcolina Federica Castellini
Desiderio, agente di Todero Alberto Mancioppi
Nicoletto, figliuolo di Desiderio Umberto Terruso
Cecilia, cameriera di Marcolina Sandra Franzo
Fortunata, vedova Marina Bonfigli
Meneghetto, parente di Fortunata Tommaso Amadio
Gregorio, servitore Franco Santelli
Pasqual, facchino Gregorio Pompei


Gli ultimi commenti