Glengarry Glen Ross: incerta regia per un grande Cast
Barbara Risi - 02.04.2009

Tags: Glengarry Glen Ross, Teatro Filodrammatici, Milano, Davide Mamet
La crisi immobiliare del 1991, raccontata dalla grande penna di Davide Mamet, messa in scena dalla Compagnia O Zoo Nô al Teatro Filodrammatici di Milano dal 31 marzo: inscenando s'impara.
Ci sono pochi palchi tanto intrisi di progetti e di speranze come quello del Teatro dei Filodrammatici, a Milano, sul quale il 31 marzo ha avuto lonore di debuttare lo spettacolo Glengarry Glen Ross, troppo pochi.
A sipario aperto, pazienti, sul fondo di breve profondità, gli attori, seduti dietro al triplo ordine piramidale di podi praticabili, costituenti la scenografia a scena unica, pesante, ingombrante, attendevano noi, agognato paio deambulante di mani da applausi. Scritto da Davide Mamet, premio Pulitzer, e tradotto/tradito, con tanto di "lezione di vita" in stile libero, da Luca Barbareschi, il testo presenta un periodo storico/sociale, la grande crisi immobiliare del 1991, attraverso la lente di ingrandimento posta su un gruppo di agenti immobiliari di unagenzia americana.
Squali in un recinto di squali, li si osserva durante due giorni densi di brutture, annunciati ed innescati dalla notizia del loro fallimentare rendimento che porterà al licenziamento di coloro che non riusciranno, in spiccioli di tempo, a far firmare contratti truffaldini dai miserevoli clienti loro assegnati in portafoglio. Un testo eccellente, costruito, sapientemente, di linguaggio misurato ai personaggi, delineati, ciascuno, in pochi, magistrali tocchi dautore, che ha la capacità, propria dei capolavori, di presentare il microcosmo come specchio del macro in cui è immerso e di cui se ne sente lolezzo senza campi lunghi: una panoramica, dallinterno, dei protagonisti di una storia nella Storia. Gli attori, di notevole qualità, non sono tra quelli che si riconoscono dal nome, ma i loro volti si associano a reminiscenze del tipo "già visto", non si ricorda dove, né quando, probabilmente relegati a quei ruoli eternamente secondari di cui si nutre la produzione televisiva che usa utilizzare i cani come protagonisti e gli Attori come colonne portanti quasi invisibili. Una bella scoperta, insomma, vederli sotto al riflettore, rubare, con gran mestiere, ciascuno il proprio personaggio, in una messa in scena dalla regia molto discutibile. Bravissimi: Pasquale Buonarota, Gianluca Gambino, Massimo Giovara, Riccardo Lombardo, Mariano Pirrello, Sandro Pisci, Benedetta Francardo, senza far torto a nessuno, palesemente figli di una stessa scuola recitativa, quella, illustre, dei torinesi, che ha profferto, a piene mani, allindegno mondo delle fiction, stoffa di prima scelta teatrale, con istinto cinematografico.
La regia, di Michele Di Mauro, è il punto critico dello spettacolo. Incoerente, incerta, mette sul fuoco stili espressivi e comunicativi diversi, ma risulta incapace di gestirli, di fonderli. Tutti quei bravi attori, calati nei loro personaggi visceralmente, a porgerceli con dovizia di particolari in ogni stato danimo, in ogni tic e sfumatura, son sembrati stretti e costretti dietro ad una simbolica piramide di podi da conferenza, con tanto di microfono, a leggere il copione sul leggio, e non si comprende il perché. Non hanno avuto tempo di imparare la parte? Si assiste alle prove a tavolino o ad una messa in scena fatta e finita? Oppure era la scena ad essere sbagliata? Fallimento di uno scenografo che non ha ascoltato il regista? Inutile voler immaginare voli pindarici dietro a sporche apparenze. Sintesi slabrata, senza armonia né contrappunto, di quelle che portano a supporre ci sia, dietro, un immaturo tentativo di voler stupire senza riuscire a farlo. Si sperimenta, sulle tavole maestre di questi preziosi Palchi, e solo grazie a simili esperimenti ci si misura con le proprie idee e si va oltre, in questo risiede la bellezza della ricerca a scena aperta, con pubblico che paga, oltre al bello dellimmersione nella osmosi teatrale, anche la possibilità di assistere alla crescita di artisti, che ripagano, sempre, con lucente moneta dArte. Di certo meglio si farà, se non ora, alla prossima puntata.

