Dagli Appennini a Los Andes: l'Odissea globalizzata di CÚsar Brie

Maddalena Peluso - 19.03.2009 testo grande testo normale

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Tags: Cesar Brie, Teatro de Los Andes, Teatro Elfo, Milano

Alla "prima milanese" dell'Odissea, nuovo lavoro "tragicamente comico" dell'argentino CÚsar Brie e del suo Teatro de Los Andes, al Teatro dell'Elfo di Milano fino al 29 marzo, il pubblico, consapevole e quasi lusingato, si Ŕ immerso nelle potenti e raffinate suggestioni del naufragio di un migrante di nome Ulisse, boliviano, ecuadoregno, paraguaiano, brasiliano, italiano, argentino...

Un viaggio lungo una vita, sopportando umiliazioni e soprusi, accumulando esperienze, spinti dalla necessitÓ o dalla sete di conoscenza, sorretti dal pensiero di ritornare un giorno a casa, in quell'Itaca abbandonata e mai dimenticata, consapevoli di essere attesi anche da chi non riconoscerÓ pi¨ il volto di chi aspettava...
Alla "prima milanese" dell'Odissea, nuovo lavoro "tragicamente comico" dell'argentino CÚsar Brie e del suo Teatro de Los Andes, al Teatro dell'Elfo di Milano fino al 29 marzo, il pubblico, consapevole e quasi lusingato, si Ŕ immerso nelle potenti e raffinate suggestioni del naufragio di un migrante di nome Ulisse, boliviano, ecuadoregno, paraguaiano, brasiliano, italiano, argentino, che lotta con il cuore gonfio e sanguinante per le ferite inferte dalla globalizzazione, dalla perdita di radici, dal frantumarsi del locale sulla scena di un mondo in mutazione.
Ed Ŕ cosý che prendono vita il messicano Menaleo, cornuto e presuntuoso, magnaccio a Las Vegas e contrabbandiere in Irak, il gangster Polifemo, a guardia del confine per gli Stati Uniti, un muro di trenta metri protetto da cani feroci, la cinica brasiliana Circe, centralinista erotica e venditrice di cibo spazzatura per ingrassare e ottenebrare le menti dei porci, la passionale e insicura ninfa Calipso, in cerca dell'amore eterno, il vecchio Nestore, reduce mutilato e dimenticato dopo gli orrori della guerra, la viziata e viziosa Nausicaa, ricca e biecamente perbenista, le "vacche sacre al dio del sole", ragazze mugolanti in spiaggia, infastidite dalle attenzioni degli immigrati, i Lestrigori, bifolchi Minutemen, volontari nordamericani che pattugliano la zona del deserto in cerca di clandestini, la schiava Melanto, impiccata con una cravatta perchÚ infedele ad un padrone che non conosce, fino agli dei dell'Olimpo, falsi, corrotti, dissoluti e stupidi come la nostra classe dirigente.
Ad una spettacolare e accurata carrellata di quasi sessanta personaggi, interpretati dai dieci attori in scena, si affianca un lavoro maniacale curato fin nei dettagli con rimandi alla letteratura, alla musica, al cinema con Joyce, Tonino Guerra, Borges, Kavafis, Pascoli, Dante, Chiarini, Vernant, Leonard Cohen e Claude Lanzmann fino alla brasiliana Circe che parla citando i versi di Tom Jobim, per rendere le due ore e mezza di spettacolo "un segreto solo in parte svelato".
Una trama fitta come la tela di Penelope, tra strutturate performance fisiche, esilaranti clownerie e danze tribali, in cui i fili si intrecciano magistralmente tra le dite di CÚsar Brie, autore di testo, regia e luci, dopo il successo di Otra vez Marcelo, livido ritratto dell'intellettuale boliviano Marcelo Quiroga Santa Cruz, completando cosý la sua "trilogia politica" (preceduta da Dentro un Sole Giallo nel 2004, testimonianza del terremoto che colpý la Bolivia nel '98, e la corale e potente Iliade, autentico "kolossal" del teatro di ricerca).
Affascinante e suggestiva la scenografia "povera", composta esclusivamente da canne di bamb¨, mosse in una complessa struttura di binari per creare, di volta in volta, ambienti, prigioni, rumori.
"Chi sono gli Ulisse di oggi? ľ s'interroga Brie nelle note di regia - gli artisti nel loro perenne viaggio attraverso le forme, gli impiegati, ancorati nei loro uffici che vanno via immobili con la loro immaginazione, i migranti che arrivano sulle nostre spiagge naufraghi, fuggendo dai mostri della miseria e della guerra, la cui fuga adesso si vuole sanzionare come delitto".
Se l'Odissea termina con Atena e Zeus che bloccano la guerra con un lampo, il Teatro de Los Andes fa cadere una neve purificatrice, "simbolo di una pace che dovrebbe calare nel cuore di tutti".

dal 17 al 29 marzo 2009
Teatro de los Andes
ODISSEA
testo, luci e regia CÚsar Brie
con Mia Fabbri, Alice Guimaraes, Lucas Achirico, Gonzalo Callejas, Karen May Lisondra, Paola O˝a, Ulises Palacio, Julißn Ramacciotti, Viola Vento
musica Paolo Brie - direzione musicale Lucas Achirico costumi Giancarlo Gentilucci, Teatro de los Andes - scene Gonzalo Callejas
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione Pontedera Teatro in collaborazione con ARMUNIA Festival Costa degli Etruschi ľ Castiglioncello; Fondazione Fabbrica Europa - Firenze

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