Storie di quotidiana sofferenza: Fratello clandestino al Crt

Sara Trecate - 11.03.2009 testo grande testo normale

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Tags: fratello, clandestino, crt, trecate

Dal 3 al 22 marzo il Crt ripropone Fratello clandestino, spettacolo scritto e diretto da Mimmo Sorrentino, che aveva fatto la sua prima apparizione sulle scene milanesi nello stesso teatro due stagioni fa.

Dal 3 al 22 marzo il Crt ripropone Fratello clandestino, spettacolo scritto e diretto da Mimmo Sorrentino, che aveva fatto la sua prima apparizione sulle scene milanesi nello stesso teatro due stagioni fa. L'idea per questo spettacolo era nata ancora prima, nel 2005, all'interno di un laboratorio teatrale condotto da Sorrentino presso la Fondazione L'Aliante di Milano che si occupa di accogliere ed aiutare gli adolescenti immigrati appena arrivati in Italia.
Raccogliendo le testimonianze di questi giovani, l'autore ha costruito un testo drammaturgico che presenta cinque giovani clandestini alle prese con i problemi legati all'inserimento nella società italiana. Le vicende raccontate in scena non sono necessariamente storie vere, ma vogliono esemplificare le situazioni ed i problemi che tutti i clandestini si trovano ad affrontare. I racconti che ascoltiamo sono accomunati da episodi di violenza, sfruttamento e sofferenza. Percepiamo il dolore che questi giovani si portano dietro e la loro sempre più debole speranza, dopo anni passati tra gli ambienti della criminalità, poi in carcere e in comunità, di costruirsi un futuro migliore.

Lo spettacolo è concepito come una successione di interventi dei singoli attori che raccontano a turno un episodio della loro vita. Le vicende personali poi si intrecciano, ma ciò che colpisce è la panoramica sulla situazione dei clandestini ottenuta attraverso frammenti di racconto. Questo è anche il fascino dello spettacolo, che infatti sembra calare d'intensità quando si dilunga alla ricerca di una trama complessa e ordinata.

Gli attori sono sempre concentrati anche se la loro parte comprende lunghi momenti di silenzio: Sorrentino li lascia sempre tutti in scena, ma ognuno recita singolarmente le proprie battute. E' interessante notare cosa fanno gli altri mentre uno solo parla: tutti si trovano un'attività, c'è chi disegna, chi si dipinge la faccia, chi fissa il vuoto. Cercano di far passare il tempo, ma non trovano un'occupazione utile: nonostante tutto il tempo passato in istituti di assistenza le loro vite sono allo sbando e senza una direzione.

I ragazzi parlano in particolare della realtà milanese: della droga al parco Sempione, della detenzione al Beccaria... L'ambientazione urbana è efficacemente riprodotta con saracinesche, casse di legno accatastate, luci artificiali intense. Chiaramente ci si sente in una zona degradata: si parla di scantinati, di strade periferiche, di case popolari. Tutto, compresa la musica assordante e sgradevole, indica una vita al margine, caratterizzata da confusione e instabilità.
Sorrentino riesce bene a comunicare questo tipo di atmosfera, ma notiamo dei fastidiosi tempi morti che fanno calare l'attenzione del pubblico e un'insistenza eccessiva (dovuta alla forte somiglianza tra le cinque storie presentate) su alcuni aspetti già sufficientemente chiari.


Dal 3 al 22 marzo 2009
CRT Centro di Ricerca per il Teatro
in collaborazione con Fondazione L’Aliante
FRATELLO CLANDESTINO
Testo e regia Mimmo Sorrentino
con Adriana Busi, Abdelhado Koutair, Hamza Kaddouri, Redi Mali, Mohamed Rochi
CRT Salone




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