Memorie di una vitalità imbavagliata al Teatro dell'Elfo

Maddalena Peluso - 23.02.2009 testo grande testo normale

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Tags: Lola che dilati la camicia, Cristina Crippa, Marco Baliani, Adalgisa Conti

Fino al 15 marzo, "Lola che dilati la camicia", titolo nato dalla storpiatura del preludio della Cavalleria Rusticana, citata in un racconto da Alda Merini, sarà in scena al Teatro dell'Elfo per ridare voce ad una donna "sudicia, erotica, impulsiva, e, per quasi settant'anni, invariata", in una sorta di intenso rito della memoria...

"Nulla in natura nasce secco. Ma tante cose possono seccare e alcune sono buone solo se le schiacci, le pesti, le incidi, le manipoli: noci, noccioline, castagne, arachini, fichi.."
Luciano Della Mea


"Noi con il nostro teatro, si sta sull'orlo della Storia, ad aspettare e cercare qualcosa che travolga i nostri passi, ci alleniamo ad essere toccati da storie passeggere, che presto moriranno ma che nel loro essere effimero hanno la loro durata, dentro di noi, perché quello che resta è poi solo memoria".
A parlare così nell'aprile del 1996 era Marco Baliani.
Insieme all'attrice e fondatrice del Teatro dell'Elfo, Cristina Crippa, all'argentina Patricia Savastano e ad Alessandra Ghiglione curò la drammaturgia di "Lola che dilati la camicia", mettendo in scena al Teatro di Porta Romana a Milano proprio nel 1996 gli oltre 60 anni passati nel manicomio di Arezzo da Adalgisa Conti, "improduttiva e strana, senza figli non si sa perché".
A darle voce, pubblicando le sue tragiche e allucinanti lettere fu nel 1978 il giornalista e attivista politico Luciano Della Mea con il libro "Gentilissimo sig. Dottore, questa è la mia vita".
Ed ora, fino al 15 marzo, "Lola che dilati la camicia", storpiatura del preludio della Cavalleria Rusticana citata in un racconto da Alda Merini, sarà in scena al Teatro dell'Elfo per ridare voce ad una donna "sudicia, erotica, impulsiva, e, per quasi settant'anni, invariata", in una sorta di intenso rito della memoria con una Cristina Crippa intensa e commovente che ripercorre tra afasie e illuminazioni improvvise, parole smarrite e ritrovate, il labirinto della memoria di Adalgisa, destinato a sfociare in una disperata follia. Con lei ancora oggi Patricia Savastano, la sua infermiera-guardiana, sorella e custode, quasi ossessivo doppio delle visioni dell'altra.
"Con esplicito candore e concretezza d'immagini – spiegano gli autori - Adalgisa rivela richieste d'amore deluse, una sessualità insoddisfatta, troppi desideri avviliti. C'è nelle sue parole il riaffiorare prepotente dell'infanzia, dei brevi giochi, dei sogni di una bambina e di una ragazza che scopre il proprio corpo, bello vivo sensibile. C'è il capriccio, c'è la malinconia e, poco dopo, c’è l'infrangersi dei sogni in un matrimonio senza gioia, l'impossibilità di comunicare con il marito Probo, che presto la colpevolizza, imponendole di soffocare desideri e pulsioni, fino a giudicarla pazza e volersene liberare affidandola al manicomio".
La scena, di Carlo Sala, è totalmente avvolta nel cotone bianco apprettato, in moduli suddivisi a loro volta in strisce ricordando l'uso e il riuso delle lenzuola all'interno degli istituti psichiatrici.
"Una grande sindone di lenzuole", intese come bavagli, corredo nuziale e sudario che avvolge gli spettatori inermi dinanzi ad una Adalgisa che, vestita di tutto punto, li aspetta fin dall'inizio sul palcoscenico insieme all'infermiera.
Un'insegnante, a teatro con la sua scolaresca, si lascia scappare all'ingresso "Stasera vediamo un pò di teatro d'avanguardia". Tredici anni, e non vederli...


LOLA CHE DILATI LA CAMICIA
dall’autobiografia di Adalgisa Conti
a cura di Luciano Della Mea
drammaturgia Marco Baliani, Cristina Crippa e Alessandra Ghiglione
regia Marco Baliani
con Cristina Crippa e Patricia Savastano
scene e costumi di Carlo Sala
luci di Nando Frigerio
suono di Renato Rinaldi
produzione Teatridithalia


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