La fredda ironia di Madre Coraggio al Teatro Carcano

Maddalena Peluso - 07.02.2009 testo grande testo normale

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Tags: Maddalena Peluso, Isa Danieli, Madre Coraggio, Bertold Brecht

Sono trascorsi esattamente 70 anni dalla stesura di "Madre Coraggio e i suoi figli" di Bertold Brecht e a confrontarsi con la sua discussa opera, soprattutto per la messa in scena, è la produzione degli Ipocriti, con la regia di Cristina Pezzoli, al Teatro Carcano fino al 15 febbraio, con una protagonista che non necessita di presentazioni, affiancata tra gli altri da Alarico Salaroli, Marco Zannoni e Lello Serao.

Con ogni probabilità metà del pubblico del Teatro Carcano di Milano, alla prima del 4 febbraio 2009 dell'opera brechtiana "Madre Coraggio" con un'intensa e prepotente Isa Danieli ha ricordato quando, negli anni cinquanta, aveva assistito alla storica messa in scena al Teatro Manzoni della ruvida Geraldina Gheraldi, gonfia di sdegno e di furia animalesca, con il Teatro dei Satiri di Roma e i costumi di Renato Guttuso.
Sono trascorsi esattamente 70 anni dalla stesura di "Madre Coraggio e i suoi figli" di Bertold Brecht e a confrontarsi con la sua discussa opera, soprattutto per la messa in scena, è la produzione degli Ipocriti, con la regia di Cristina Pezzoli, al Teatro Carcano fino al 15 febbraio, con una protagonista che non necessita di presentazioni, affiancata tra gli altri da Alarico Salaroli, Marco Zannoni e Lello Serao.
A rivisitare l'opera, lasciandone immutata la storia, è il drammaturgo Antonio Tarantino che si concentra nel reinventare e attualizzare il linguaggio, diversificandolo in una babele di accenti dialettali italiani mentre a restare fedeli agli allestimenti del Berliner Ensemble, documentati dalle tante fotografie scattate proprio da Brecht, sono le scene di Bruno Buonincontri.
Nuove in parte anche le musiche di Pasquale Scialò: dal rock al rap fino alle melodie più dolci, utilizzando tamburi e bottiglie come percussioni, lastre di metallo e bastoni.
Ed è così che i soldati di entrambi gli schieramenti e le vittime della guerra, ridotte alla fame e in fin di vita, parlano veneto, siciliano, milanese, pugliese, mentre Madre Coraggio fa valere soltanto la logica del denaro: offre un ristoro solo a chi se lo può permettere e si rifiuta di rovinare le camice di lino da ufficiale per far bendare dei moribondi.
Eppure la Anna Fierling di Isa Danieli, convinta di poter fare affari con la guerra e dotata di una tragica ironia, forse soprattutto per la sua viscerale carica attoriale, riesce alla fine sempre simpatica al pubblico che non la giudica perché in fondo, oggi, la comprende.
Molto più duro con il contrabbando, altro modo per arricchirsi in guerra, era stato Eduardo De Filippo in "Napoli Milionaria", l'opera che ha visto l'esordio della Danieli.
Ma i tempi son cambiati e l'indulgenza regna sovrana: in guerra per Madre Coraggio ogni azione è giustificata, anche se orribile, perché "l'unico impegno resta quello di scappare individualmente al massacro" e se "scoppia la pace" finirà per non poter far più affari.
Isa Daniele, concentrando l'intero dramma su di sé, finisce per far trasparire quella filosofia napoletana dell'arrangiarsi e combattere senza compromessi per la sopravvivenza dei suoi cari.
Una nota di Brecht precisa che madre Coraggio "riconosce, non diversamente dagli amici e dagli ospiti suoi e da quasi ogni altro personaggio, il carattere puramente mercantile della guerra; ed è proprio questo ad attirarla. Crede nella guerra sino alla fine. Non le passa nemmeno per la testa che ci vuole un coltello molto lungo, al tavolo della guerra, per potersi tagliare la propria fetta di torta. Chi contempla le catastrofi si aspetta sempre, a torto, che le vittime imparino qualcosa. Finchè è oggetto della politica, ciò che di essa avviene, la massa non può considerarlo un esperimento, ma solo un destino; la lezione della catastrofe non le insegnerà più di quanto la cavia impari di biologia".
In una canzone, l'attrice napoletana armata di tamburo, inneggia al "pensare alla salute, se non vuoi essere fottuto" citando la Storia, quella vera: Mussolini osannato dal popolo al balcone e poi sputato addosso in piazzale Loreto, fino alla giornalista Anna Polytkovskaya, uccisa perché alla ricerca della verità che potesse scuotere il popolo russo.
Il messaggio è chiaro anche se da ribaltare: la vera eroina dell'opera è la giovane figlia muta di Madre Coraggio, Katrin, interpretata da un'intensa Xenia Bevitore, che con le movenze del viso, gli atteggiamenti del corpo minuto sotto abiti ingombranti, i gesti plateali e la tristezza degli occhi, un acume comico molto ben dosato, entra pienamente nel personaggio.
E' a lei, nata con la guerra e muta fin da bambina, che tocca urlare tutto il suo sdegno e orrore per la condizione umana: quando i soldati minacciano di notte la città scende scalza in platea, salendo sulle sedie tra il pubblico attonito, e con un tamburo sveglia le sentinelle che danno l'allarme.
Il suo baccano è interrotto da un mortale colpo di fucile. Madre Coraggio, fredda e distaccata, invita il pubblico a riportarle il corpo della figlia per permetterle di cantarle una ninna nanna. L'emozione sale e molti si alzano per ridare un corpicino martoriato dalla guerra alla madre. C'è chi applaude. Chissà perchè ci si emoziona ancora per scene così orribilmente quotidiane nella nostra realtà....




Madre Coraggio
di Bertolt Brecht
drammaturgia Antonio Tarantino
traduzione Roberto Menin
regia Cristina Pezzoli
con Isa Danieli, Alarico Salaroli, Marco Zannoni, Lello Serao, Arianna Scommegna, Gianluca Musiu, Xenia Bevitori, Jacopo Bicocchi, Matteo Cremon, Carlo Caracciolo, Tiziano Ferrari, Vesna Hrovatin, Paolo Li Volsi, Fabio Mascagni, Aurora Peres, Yang Shi, Luigi Tabita
scene Bruno Buonincontri
costumi Gianluca Falaschi
arrangiamenti musicali e suoni di Pasquale Scialò
musiche Paul Dessau


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