Il massacro del piccolo schermo: I Giganti della Montagna al Teatro Leonardo

Maddalena Peluso - 04.02.2009 testo grande testo normale

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A scandagliare e attualizzare l'ultimo Pirandello è la Compagnia Lombardi – Tiezzi che fino all'8 febbraio 2009 metterà in scena al teatro Leonardo di Milano "I giganti della montagna", dramma incompiuto dello scrittore Luigi Pirandello, diretto da Federico Tiezzi e prodotto dal Teatro di Roma e dal Teatro Metastasio-Stabile della Toscana.

Un'opera complessa e metafisica, simbolico testamento intellettuale di Pirandello: lo scontro tra due tribù a confronto, tra due arti, tra due linguaggi, uno teatrale, che procede per parole e per gesti della Contessa e uno che s'innesta in immagini e magie, di felliniana memoria, di Crotone.
A scandagliare e attualizzare l'ultimo Pirandello è la Compagnia Lombardi – Tiezzi che fino all'8 febbraio 2009 metterà in scena al teatro Leonardo di Milano "I giganti della montagna", dramma incompiuto dello scrittore Luigi Pirandello, diretto da Federico Tiezzi e prodotto dal Teatro di Roma e dal Teatro Metastasio-Stabile della Toscana.
E’ è così che la villa "La scalogna" con i suoi reietti abitanti si trasforma in una "casa di bambole", in un tempo e in un luogo imprecisato, in cui vivono artisti circensi che hanno per occupazione quella di produrre immagini, visioni, incantesimi, miraggi, come se fossero sempre impegnati a giocare, come se stessero creando un film, magari con Serafino Gubbio operatore.
Le luci lunari, i giochi di prestigio da due soldi, i repentini cambi di scena, lampi e musica, un piccolo palco ambulante, i racconti intrisi di siciliana tragicità visionaria sono rappresentazioni oniriche ed evanescenti "pronte a scomparire con la nebbia del primo sole" messe su dai pierrottiani "scalognati" , dagli ampi costumi bianchi e neri, stravaganti acconciature, pesante trucco da funamboli.
Ed è in un simile clima che entra in scena la compagnia di Ilse, accompagnata dal Conte suo marito, caduti in disgrazia per l'ostinata volontà di rappresentare in giro per il mondo "La favola del figlio cambiato", scritta da un poeta suicida (in realtà opera dello stesso Pirandello).
Ilse, una fisica e intensa Iaia Forte, e i suoi, rappresentano "teatranti" sbattuti e ridotti all'osso, ma carnali e sanguinanti, ancora utopicamente convinti che l'arte debba vivere in mezzo agli uomini, che il pubblico sia necessario per non svilire l'opera e dunque se stessi, rifiutando l'idea che si tratti di "un prodigio che s'appaghi da sé, senza più chiedere niente a nessuno".
Crotone, un felliniano Sandro Lombardi spiega: "Potevo essere anch'io, forse, un grand'uomo….Mi sono dimesso da tutto: decoro, onore, dignità, virtù, cose tutte che le bestie per grazia di Dio ignorano nella loro beata innocenza. Liberata da tutti questi impacci ecco che l'anima ci resta grande come l'aria piena di sole o di nuvole aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i venti, superflua e misteriosa materia di prodigi…".
La compagnia Lombardi – Tiezzi attualizza così le tre categorie pirandelliane, snellendo l'astruso testo e rendendolo godibile con videoproiezioni, balletti, musica, colori vividi e accesi, contrapponendo al minimalismo della prima parte il goticismo della seconda, con "manga", il fumetto, il gioco tra attore e cartoon, memorie di film da Gene Kelly, la presenza di un film dei fratelli Lumière.
Uno studio ammirevole quello di Federico Tiezzi che trae spunto da "i giochi di saltimbanco di Picasso, le cappelle del Sacro Monte di Varallo, le mezze frasi stregonescamente sussurrare a fior di labbra di tanti film di Fellini, i Pulcinella invenezianati di Giandomenico Tiepolo, gli scarrozzanti brianzoli di Giovanni Testori…".
Resta però qualcosa che impedisce di chiudere il cerchio: una recitazione forse poco ritmata e tempi scenici imperfetti che impediscono alle "visioni video" o agli onirici stacchetti di inserirsi in maniera compiuta nel testo. Si fatica così a rintracciare un'unità drammaturgica pur riconoscendo l'ottimo studio di orientamento.
L'epilogo, in una lingua arcaica e misteriosa, è affidato all'autote siciliano Franco Scaldati: il tentativo di una "presa concreta sulla realtà senza per questo collegarsi alla tradizione verghiana del verismo", sembrerebbe "stanare" gli attori, riducendosi ad un parlar dialettale che potrebbe coinvolgere maggiormente.
Intanto i giganti della montagna, ciechi e ottusi, estranei alla poesia, rappresentanti della televisione, o forse della pubblicità, massacrano la compagnia uccidendo Ilse.
Il sipario si abbassa sul suo corpo avvolto in un drappo rosso. Nell'aria si diffondono le note di "Je ne regrette rien" di Edith Piaf.
Che siano parole di Ilse, del regista o dello stesso Pirandello, "riescono a stendere un velo di pietà sui corpi massacrati degli attori".



"I giganti della montagna"
di Luigi Pirandello
con un finale di Franco Scaldati
regia di Federico Tiezzi
con Andrea Carabelli, Silvio Castiglioni, Roberto Corradino, Marion D'Amburgo, Iaia Forte, Clara Galante, Aleksandar Karlic, Sandro Lombardi, Ciro Masella, Alessandro Schiavo, Massimo Verdastro, Debora Zuin
scene di Pier Paolo Bisleri
costumi di Giovanna Buzzi
luci di Gianni Pollini

dal 27 gennaio all’8 febbraio
Teatro Leonardo da Vinci
Via Ampère 1, Mlano
Spettacoli: feriali ore 20.45
-festivi ore 16.00
- lunedì riposo
Ingressi: intero 24,00 Euro
- ridotto 16,00 Euro
- martedì 14,00 Euro
Per informazioni:info@elfo.org


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