La letteratura può salvarci la vita: Libri da ardere al Teatro Filodrammatici

Sara Trecate - 12.01.2009 testo grande testo normale

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Tags: libri da ardere, teatro, filodrammatici, nothomb

Dal 9 al 18 gennaio il Teatro Filodrammatici ospita Libri da ardere, spettacolo prodotto da Teatridithalia e Asti Teatro con la regia di Cristina Crippa. L'autrice del testo è Amélie Nothomb, celebre per i suoi romanzi, che nel 1994 si è confrontata anche con la drammaturgia scrivendo questa che resta, per il momento, la sua unica opera teatrale.

Dal 9 al 18 gennaio il Teatro Filodrammatici ospita Libri da ardere, spettacolo prodotto da Teatridithalia e Asti Teatro con la regia di Cristina Crippa. L'autrice del testo è Amélie Nothomb, celebre per i suoi romanzi, che nel 1994 si è confrontata anche con la drammaturgia scrivendo questa che resta, per il momento, la sua unica opera teatrale.

In un tempo e in un luogo imprecisati imperversa la guerra, un Professore universitario (Elio De Capitani) ospita in casa il suo assistente Daniel (Corrado Accordino) e Marina (Elena Russo Arman), la fidanzata di quest'ultimo. Il freddo invernale si fa sempre più insistente e non è rimasto più nulla per alimentare la stufa. E' a questo punto che Marina propone ingenuamente di bruciare la biblioteca del professore. I due rappresentanti del mondo accademico sono indignati, ma abbandonano presto il tentativo di salvare il patrimonio culturale di fronte alla possibilità di scaldarsi e salvarsi al vita. Piuttosto tra i due inizia un gioco intellettualistico per scegliere quali libri bruciare per primi, per scegliere cioè quali sono gli autori a cui si può rinunciare. Il testo drammaturgico lascia qui molto spazio all'ironia con discussioni animate e inconcludenti che tentano di determinare quale libro abbia più valore. Gran parte degli autori e dei romanzi citati, tra l'altro, sono stati inventati dalla Nothomb che si diverte a stuzzicare la curiosità degli spettatori un poco imbarazzati per non aver mai sentito parlare di tali capolavori.
Emerge un critica, seppur leggera e ironica, dell'ipocrisia del mondo universitario: il Professore confessa un amore segreto per un romanzuccio che a lezione massacrava continuamente, Daniel alza la voce per contraddire il Professore ed entrambi ammettono che è prassi comune in università considerare i colleghi "degli imbecilli".

Certo è che tra le continue provocazioni del cinico Professore e gli infantilismi di Marina il contesto perde valore: risulta poco credibile che i tre protagonisti stiano vivendo una situazione così drammatica come una guerra. In ogni caso il vero centro del testo ci sembra un altro: libro dopo libro la biblioteca si riduce ed è interessante vedere cosa accade agli uomini man mano che i libri spariscono. Mentre i tre rifugiati si privano della letteratura si assiste al loro imbarbarimento e alla loro perdita di umanità; essi si stanno tramutando in bestie e obbediscono solo al loro istinto animale che li spinge a pensare unicamente alla sopravvivenza. E' evidente che era l'Arte a conferire loro dignità e razionalità.

La regia di Cristina Crippa è sobria ed efficace, il grigiore della stanza rimanda al freddo e alla progressiva perdita di vitalità dei protagonisti. Elio De Capitani domina la scena interpretando in modo straordinario il personaggio più complesso ed interessante della vicenda: un Professore altezzoso e saccente caratterizzato da un inesauribile ottimismo, una costante voglia di scherzare e un gusto diabolico per la provocazione. Grazie a questo bel personaggio e all'ironia che pervade tutto il testo si crea una dimensione irreale, straniante, su cui la regista si è molto soffermata scegliendo, con buoni risultati, di accentuare questa sensazione ad esempio facendo recitare agli attori rivolti verso il pubblico anche le didascalie.



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