Il potere illegittimo al Crt: a Napoli si riscrive Goldoni

Maddalena Peluso - 12.12.2008 testo grande testo normale

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Tags: Maddalena Peluso, Letizia Russo, Pierpaolo Sepe, Il feudatario

Una macchina teatrale originale e davvero ben congegnata quella messa su da Pierpaolo Sepe al Crt Teatro dell'Arte con lo spettacolo "Il feudatario" di Carlo Goldoni "riscritto" con impegno e particolarità dalla 28enne Letizia Russo e prodotto dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli....

Una favola dark, grottesca ed elegante, di forte impatto visivo. Una lingua incisiva ed efficace, disarticolata e scarnificata. Una recitazione distaccata e fredda, fitta di battute fulminee capaci di tenere alta la tensione per l'ora e mezza di spettacolo.
Una macchina teatrale originale e davvero ben congegnata quella messa su da Pierpaolo Sepe al Crt Teatro dell'Arte con lo spettacolo "Il feudatario" di Carlo Goldoni "riscritto" con impegno e particolarità dalla 28enne Letizia Russo e prodotto dall'interessante Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, teatro di innovazione. E il pubblico l'ha premiato, accorrendo numeroso fino a venerdì 12 dicembre 2008.
"Immagino – scrive il regista - contadini e feudatari, vittime di quel livellamento che è motivo di riflessioni per noi oggi e che li relegava ad una guerra di senso dove il potere si dissolve, oggi come allora. Esiste un feudo, esiste un potere che si tramanda a livello familiare, un potere conquistato con la truffa, cui ora aspira una donna, a cui questo potere non è concesso".
Il testo goldoniano, poco conosciuto e rappresentato, mette in scena per la prima volta gente di campagna ritraendo una classe sociale afflitta e soffocata dalle pretese di una nobiltà che si impone senza ascoltare ragione alcuna: il popolo ossequia il nuovo potere che incombe, nonostante lo reputi indegno. Si conforma così ad un'illegittimità che, tuttavia, riconosce.
Protagonista dell'intero tessuto drammaturgico diventa così proprio quel senso d'ingiustizia sociale. Ed è proprio da esso che parte il lavoro di Letizia Russo: "Incontrando Goldoni nel Feudatario – spiega l'autrice - ho riscontrato che l'autore non ha avuto il coraggio di andare sino in fondo. Ho affrontato questo testo cosciente delle sue molteplici complicazioni, per cui quasi mi sfuggiva dalle mani: non era necessario un semplice adattamento ma una vera riscrittura. Non è per me un Goldoni resuscitato dai morti, ma un Goldoni che ci osserva da una distanza di 300 anni. Può ritenersi un contemporaneo perché parla di temi universali e in questo caso tratta di un tema universale come quello del potere".
Ed è così che attraverso le azioni drammaturgiche si esprime la necessità del potere che non fa altro che alimentare se stesso: il denaro, la proprietà, la terra, tutto ciò che i personaggi chiamano semplicemente con il nome di "merda", è il centro a cui tutto tende e tutto ritorna.
Un plauso a parte va ai talentuosi e ritmici attori, diretti con sapienza.
Belle le maschere, interpretate con originalità e astuzia con un Pantalone amministratore di palazzo, cinico e presuntuoso con la sua mantellina da cardinale e un Arlecchino che riscopre finalmente il suo lato demoniaco, grosso scarafaggio conoscitore dei mali dell'umanità. "Goldoni e io – spiega ancora la giovane autrice - siamo lontani non solo trecento anni, ma anche tremila anni luce. Il Feudatario è un testo difficile, forse neanche tanto felice. È un testo che già dal titolo si contraddice: il Feudatario del titolo non solo non ha la dignità del personaggio principale, ma forse neanche quella umana di un tipo che valga la pena osservare.
Goldoni fa finta di elevare il popolo alla dignità degli sbertucciati nobili e invece poi salva solo loro, i nobili, la loro presunta onestà, le decantate doti da dandy ante litteram che contrappongono la nobile reticenza dei sangue blu all'espressione dei propri sentimenti più cupi, alla selvaggia, brutta incapacità del popolo di trattenere i propri istinti. Ora, Goldoni è morto e non mi potrà fare causa".
Una giovane da tenere d'occhio...


Produzione Nuovo Teatro Nuovo Il feudatario
di Carlo Goldoni, riscrittura di Letizia Russo
regia Pierpaolo Sepe
con Luigi Biondi,Viviana Calò, Anna Gualdo, Salvatore Caruso, Gino Curcione, Michelangelo Dalisi, Fabrizio Ferracane, Tania Garribba, Elisa Lucarelli, Leonardo Maddalena, Aurora Mascheretti
scene Francesco Ghisu
costumi Enzo Pirozzi
musiche Francesco Forni
disegno luci Luigi Biondi
trucco Vincenzo Cucchiara
foto di scena Brunella Giolivo
progetto video Simone Covini
regista assistente Fabiana Iacozzilli


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