Riflessione beckettiana su una generazione esausta: teatro di ricerca all'OutOff

Maddalena Peluso - 09.12.2008 testo grande testo normale

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Tags: L'esausto o il profondo azzurro, Lorenzo Gleijeses, Julia Varley, Manolo Muoio

Sarebbe un peccato lasciarsi scappare i 70 minuti della messa in scena del progetto "L'esausto o il profondo azzurro" di Lorenzo Gleijeses al Teatro Out Off di via MacMahon a Milano fino al 14 dicembre.
Un testo certamente zeppo di astrusità e adatto anche per questo ad un pubblico "preparato" ma senza dubbio fornito di una geniale e sapiente luce....

Un'eccellente dimostrazione di lavoro di un giovane dinoccolato e talentuoso, Premio Ubu 2006 come "Nuovo attore", figlio d'arte – il padre è l'attore e regista Geppy Gleijeses – definito da Rodolfo Di Giammarco "una sfida alle leggi della fisica, una forza della natura, unita a metodo, tecnica, determinatezza".
Una regia asciutta e lucida in pieno stile Odin Teatret curata da un'ingegnosa Julia Varley che punta sul contrasto tra un testo estremamente cerebrale e rassegnato, frutto delle elucubrazioni dello stesso Gleijeses con la gioia di vivere dei due giovani e promettenti protagonisti.
Allusioni più che citazioni al teatro beckettiano e al pensiero di Gilles Delueze, giochi di ombre e gesti tradotti in scena con buone trovate registiche e un'ottima tecnica attoriale.
Sarebbe un peccato lasciarsi scappare i 70 minuti di "L'esausto o il profondo azzurro" di Lorenzo Gleijeses al Teatro Out Off di via MacMahon a Milano.
Un testo certamente zeppo di astrusità e adatto anche per questo ad un pubblico "preparato" ma senza dubbio fornito di una geniale e sapiente luce – diffusa tra il pubblico con un accecante specchio - nonostante l'ambiguità delle ombre che uniscono e raddoppiano i gesti dei due protagonisti.
Al centro dell'opera c'è l'universo beckettiano raccontato attraverso immagini partendo dalla tesi del filosofo francese Deleuze che "lo stanco non può più realizzare, ma l'esausto non può più possibilizzare. Non c'è più possibile. Esaurisce il possibile perché è lui stesso esausto, oppure è esausto perché ha esaurito il possibile?". "Adorno – spiega Gleijeses - dice che i personaggi ed i prototipi di Beckett sono storici nel senso che "egli presenta come elemento umano tipico solo le deformazioni recate agli uomini dalla forma della loro società". Così se i protagonisti di Finale di partita sono dei "superstiti della guerra mondiale", se "Willie e Winnie" (Giorni felici) sono vittime di un panico tecnologico, di immagini radicate nell'incubo dei missili V-2 (L'estetica del disfacimento di S.E. Gontarski), l'esausto e la sua ombra sono figli di un'era post-moderna in cui tutto è superfluo, persino la comunicazione… talmente superflua da non riuscire più a reperirne le chiavi e le necessità: figli di un'epoca e di una società di individui monologanti, in cui aprirsi all'altro, al giovane, al disoccupato, al diverso, allo straniero è superfluo. L'isolamento diviene volontario, una sorta di Arcadia in cui sfuggire dalle difficoltà ed agli orrori giornalieri".
Eppure nonostante la prova attoriale di Gleijeses, con alle spalle un brillante curriculum e dinanzi un luminosa carriera, e della sua ombra, un intenso Manolo Muoio sembra mancare a tratti quell'organicità tanto cara all'Odin e si comprende dalla flessuosa tecnica attoriale che si poteva osare di più.
Certo è che con pochissimi oggetti - dei cappelli, un ombrellino, un pesce, una moneta, una pistola -, in una scena vuota, con o senza specchio, in perenne rinnovamento, "lo spazio si fa tempo": solo nel teatro "l’altro ed io - sentenzia Deleuze - sono lo stesso personaggio".
. Quel continuo impulso al suicidio mai portato a compimento destabilizza lo spettatore fino alla scena finale: "Lorenzo e Manolo - spiega la regista - hanno introdotto il tema del suicidio, con atteggiamenti di stanchezza e insensatezza della vita, con testi distaccati, indifferenti, sprezzanti e disaffezionati che stanno bene in bocca a un vecchio senza illusioni....Mi rifiutavo di accettare che le giovani generazioni siano già stanche di vivere. Da dove viene questa spossatezza che li pervade, questa mancanza di speranza, questo preferire di volere il nulla, piuttosto che non volere, come dice Fiedrich Nietzsche? La mia risposta è il teatro"



Dal 2 al 14 dicembre 2008
L'ESAUSTO O IL PROFONDO AZZURRO
di Lorenzo Gleijeses
con Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio
regia Julia Varley
Produzione Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con Mercadante Teatro Stabile di Napoli
Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano
tel 02.34532140 - fax 02. 34532105
info@teatrooutoff.it


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