Una simulazione di dittatura fuori campo: Riccardo III al Teatro Libero

Maddalena Peluso - 06.12.2008 testo grande testo normale

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Tags: Riccardo III, Corrado D'Elia, Teatro Libero, Maddalena Peluso

Il 2 dicembre 2008 ha debuttato al Teatro Libero di Milano, in prima nazionale, l'ultimo lavoro su Shakespeare di Corrado D'Elia, come gli altri caratterizzato da una lettura visionaria, stilisticamente asciutta ma appassionata.

E' l'opera più impegnativa di William Shakespeare: la mancanza di "fondazione" del potere, la tragedia d'una legittimità perduta e surrogata con la simulazione.
Il 2 dicembre 2008 ha debuttato al Tearo Libero di Milano, in prima nazionale, l'ultimo lavoro su Shakespeare di Corrado D'Elia, come gli altri caratterizzato da una lettura visionaria, stilisticamente asciutta ma appassionata.
Questa volta ad essere rielaborata è la storia di "Riccardo III", reso da Shakespeare il più grande e corrotto assassino della storia (nobile): l'incarnazione del male assoluto, la sete di potere spinta oltre i limiti del lecito in un sordido artificio, realizzato attraverso la corruzione e l'istrionismo.
Un personaggio sanguinario e affascinante da tentare da sempre i mattatori: da Gassman in una lontana regia di Ronconi, a Corrado Pani gettato da Strehler nella mischia di "Il gioco dei potenti", da Laurence Olivier nel film del 1955 fino ad Al Pacino con la sua inchiesta urbana "Riccardo III: Un uomo un re".
Inutile dire dunque che la storia ha prodotto decisamente troppi eccellenti esempi di Riccardo III fornendo ottimo materiale a chiunque volesse attualizzare la tragedia di età elisabettiana.
Uno per tutti è il "Riccardo III" nazifascista di Richard Loncraine, su idea teatrale di Richard Eyre, con un hitleriano Ian McKellen, ritenuto il massimo attore shakespeariano contemporaneo.
Del resto da sempre nei secoli, per tentare di nascondere la sua mancanza di legittimità - la sua usurpazione – il tiranno ricorre ai due volti della simulazione: da un lato all'occultamento della sua realtà, dall'altro ad uno "specchio" ingannatore - oggi potrebbe essere la TV - capace di costruire una sua immagine di massa mitizzata e indiscutibile, totalitaria, usando un aggettivo di stampo fascista.
La visionaria messa in scena di Corrado D'Elia, sicuramente di non facile interpretazione, utilizza luci psichedeliche e richiami al mondo rapido e senza scampo dei videogames, tra led luminosi e luci impazzite, personaggi onirici e pedine fluorescenti.
Tutto è avvolto in una fredda luce azzurro - blu che si centuplica grazie ad un lampadario di cristallo, simbolo di nobiltà e potenza.
I costumi sono contemporanei e futuristici, i suoni tecno spersonalizzanti, i cinque personaggi compaiono, si trasformano e spariscono all'interno del perimetro stabilito di una magic box tra invocazioni, danze ossessive e buone trovate registiche.
Le debolezze umane sono esasperate ed amplificate, attuando così una semplificazione dei caratteri: Lady Anna, oggetto del desiderio dell'aberrante protagonista, somiglia ad una top model lasciva e confusa, la donna del boss in Pulp Fiction, Clarence, fratello di Riccardo III, un impiegato ministeriale, il Duca di Buckingham un viscido e spregevole servitore, facile da corrompere, Tyrrel, "il più fedele dei miei servitori" un ragazzotto assolutamente privo di morale e coscienza.
L'effetto è duplice: il testo, come sempre quando si tratta di Shakespeare, non manca di coinvolgere, mentre la messinscena risulta visivamente straniante: D'Elia occulta il volto dell'usurpatore, decontestualizzandone anche l'azione: Riccardo III è qui soltanto un'inquietante, autoritaria e coinvolgente voce fuori campo, interpretata proprio dal regista, che sembra rifarsi proprio al doppiaggio di Giancarlo Giannini nella trasposizione di Loncraine.
"Riccardo è per noi l'incarnazione del male, che programma, ordisce, tesse trame e con parole sapienti, convince, seduce ed uccide. È una mente diabolica assetata di potere e di gloria, un calcolatore spregiudicato che desidera tutto oltre ogni umana decenza e ogni pudore" scrive il regista.
A metà spettacolo così lo spettatore, inizialmente confuso dal fracasso visivo e sonoro della messa in scena, si cala nelle eleganti e ricercate atmosfere fino all'ultima furba e suggestiva trovata registica.
Resta qualche dubbio non tanto su ciò che D'Elia dice, e si sa che sa farlo bene, ma piuttosto su quello che non dice e avrebbe potuto dire.
Riccardo III deve anche poter offrire un monito che è sempre verde nei secoli: "state attenti ai politici – affermava McKellen - non commettete l'errore di pensare che siano i mostri peggiori. Non lo era Hitler e non lo è Saddam Hussein. I mostri, se non stiamo in guardia, siamo noi.

Dal 2 dicembre al 31 dicembre 2008 Compagnia Teatri Possibili
RICCARDO III
di William Shakespeare
regia di Corrado d’Elia
con Marco Brambilla, Alessandro Castellucci, Monica Faggiani, Valeria Perdonò, Bruno Viola.
assistente Luca Ligato
Scene e costumi di Francesca Marsella
Luci di alessandro Tinelli
Fonica di Federico Di Stefano


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