Com'è bello essere vedova sei giorni su sette: manca solo la domenica

Sara Trecate - 26.11.2008 testo grande testo normale

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Tags: manca solo la domenica, maglietta, grasso, piccolo teatro

Come comportarsi quando un marito emigra in Australia e fa perdere le sue tracce? Borina sceglie, senza averne la certezza, di considerare morto il marito e si finge vedova. Prendendoci gusto, si fingerà vedova di sei mariti diversi in sei cimiteri diversi. La drammatica storia di Borina Serrafalco raccontata magistralmente da un'ironica e orgogliosa Licia Maglietta.

Povera Borina, da anni non ha più notizie del marito Liuzzo emigrato in Australia e le donne del paese ormai le rivolgono solo sguardi pieni di compassione. Piuttosto che continuare questa vita da moglie abbandonata preferirebbe ricevere la notizia ufficiale della morte del coniuge per entrare nel gruppo delle vedove, donne che a Tagliaborse, piccolo paese della provincia catanese, sono sempre elegantissime e ammirate da tutti. Quest'idea si trasforma in una speranza sempre più forte, tanto che Borina, per non farsi trovare impreparata, comincia ad acquistare abiti da lutto di tutte le stoffe e per tutte le stagioni. Già un sorriso spunta sulle labbra degli spettatori: la drammaticità della vicenda è stemperata, e talvolta del tutto sovrastata, dall'ironia pungente che l'autrice siciliana Silvana Grasso ha saputo dosare sapientemente lungo tutto il testo.

Per utilizzare finalmente gli abiti di cui ha riempito gli armadi, Borina organizza una vera e propria messinscena e si finge vedova. Sceglie con cura un marito defunto da adottare nel cimitero del paese vicino, poi, lasciandosi prendere la mano, sceglierà in totale sei mariti diversi in sei paesi diversi che visiterà uno al giorno dal lunedì al sabato. In questa lista le manca, ovviamente, solo la Domenica.
Per la protagonista una settimana in viaggio fra treni e corriere per raggiungere i paesi in cui portare avanti la sua recita, per gli spettatori un viaggio immaginario tra i luoghi e i costumi della Sicilia della seconda metà del Novecento, che comprendono i rituali che scandiscono le vite delle vedove e l'importanza fondamentale della fede religiosa: il tutto caratterizzato da una evidente deformazione grottesca.
L'ambiente ricreato sul palco ha tutta l'eleganza e il rigore della vedovanza, ma ha anche un'aria decisamente macabra: la stanza molto stretta, le pareti con drappi neri appesi e un unico elemento di colore diverso: l'enorme e pacchiano "Cuore di Gesù" sul fondale a cui Borina chiede ogni giorno di renderla vedova.

Dall'11 al 30 novembre al Piccolo Teatro Studio, Licia Maglietta è una straordinaria Borina Serrafalco, donna orgogliosa, sicura di sé e carica di sensualità femminile, nonostante dica di essere "sicca sicca" e mascolina e di aver faticato a trovare marito a causa di questi difetti. In un fiume di parole Borina racconta la sua storia, senza timore; si confessa al pubblico con la testa alta perché non rimpiange nessuna delle scelte che ha compiuto. L'attrice gioca molto sull'ironia del testo modulando in maniera irresistibile intonazione e mimica del volto. Sul palco è accompagnata dalla fisarmonica di Vladimir Denissenkov che scandisce i vari momenti della narrazione: si tratta sicuramente di un valore aggiunto per lo spettacolo, anche se talvolta la musica prevale fastidiosamente sulla voce recitante.
La regia è curata dalla stessa Maglietta che si cuce addosso un spettacolo basato sulle sue capacità interpretative e, siccome non le mancano, non ci disturba vederla seduta per la maggior parte del tempo: la sua bravura rapisce il pubblico per l'intera durata della messinscena. Lunghi applausi meritatissimi.


Dall'11 al 30 novembre 2008
Manca solo la domenica
di Silvana Grasso
scene e regia di Licia Maglietta
con Licia Maglietta
alla fisarmonica Vladimir Denissenkov
costumi di Katia Esposito
musiche di Vladimir Denissenkov
Piccolo Teatro Studio, Milano


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