Via la magia dal Sogno di una notte di mezza estate

Sara Trecate - 24.11.2008 testo grande testo normale

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Tags: Sogno di una notte di mezza estate, Ronconi, Shakespeare, Piccolo Teatro

Il Sogno di una notte di mezza estate diretto da Luca Ronconi perde tutti i suoi legami con la magia e la fiaba. Ciò che resta è un mondo onirico, misterioso e simbolico che crea un'atmosfera tutta nuova per il celebre testo shakespeariano.

Per la sua nuova produzione, Luca Ronconi sceglie uno dei testi più famosi di Shakespeare e lo presenta in maniera molto personale. Il pubblico, che con ogni probabilità conosce già il testo e l'atmosfera fiabesca del Sogno shakespeariano, non trova in scena il bosco incantato che si aspetta: il regista elimina ogni accenno alla magia e ciò che resta è un mondo onirico, che in quanto tale è oscuro e simbolico. La scenografia è costituita solo da grandi lettere luminose che formano le parole "foresta", "luna", "Atene", e sono questi pochi elementi a creare e delimitare i luoghi. I diciotto binari sul palco dello Strehler permettono alle lettere di scorrere in continuazione creando un gioco di movimenti fluidi e incantatori.

Le scene nel bosco prevedono pochissima luce: il buio suggerisce la pericolosità degli intrighi amorosi e preannuncia un destino infelice per i sentimenti dei quattro giovani protagonisti. Nonostante il finale mostri tre coppie che coronano il loro "sogno" d'amore, non si dimentichi che il percorso che li ha portati fin lì è costituito da gelosie, tradimenti e litigi. Ronconi non lascia spazio all'ottimismo, l'amore è avvolto nella notte, nell'oscurità in cui sparisce ogni certezza.
Alla luce, cioè nella vita reale, ad Atene, si può essere felici, ma questa realtà rappresenta solo metà della nostra vita, l'altra metà è quella oscura della dimensione onirica, che al risveglio cerchiamo di dimenticare, ma che resta dentro di noi.

Il tema del sogno è dunque fondamentale, e cos'è il teatro, se non una macchina creatrice di sogni? Lo è sempre stato, anche avendo pochissimi mezzi a disposizione. Ai tempi di Shakespeare gli spettacoli erano realizzati con un accenno di scenografia, costumi contemporanei, pochi oggetti e per il resto si lavorava di fantasia. La messinscena di Ronconi è un omaggio al teatro, a quel teatro in cui bastava un cartello con scritto il nome di una città per costruirla nella mente degli spettatori. Ciò può far sorridere, pensando alle precedenti regie del Maestro sempre macchinose, elaborate, con scenografie monumentali, o forse proprio per il contrasto con quegli spettacoli si apprezza maggiormente l'importante operazione di ritorno alla semplicità e alle origini. Meravigliosa la scena in cui un solo attore, Fausto Russo Alesi, recita in proscenio con il vuoto alle spalle: non è presente nessun elemento scenografico e perfino le pareti di fondo dell'enorme palco dello Strehler sono nude. Un attore, solo, e non si sente il bisogno di nient'altro.
Le scene dedicate alla compagnia di attori dilettanti esemplificano quanto detto in modo molto esplicito: questo gruppo di artigiani, tra cui spicca il già citato Russo Alesi (Bottom), con quattro assi di legno su cui lavorare e qualche costume abbozzato danno il via alla magia del teatro.

Gli attori sono quasi tutti molto giovani e c'è da ammirare il risultato a cui sono arrivati. Tra tutti ricordiamo Raffaele Esposito, nel doppio ruolo di Teseo/Oberon e Riccardo Bini, un simpaticissimo Puck, che ci regala anche un finale meraviglioso, molto poetico, quando con una canna da pesca porta in cielo la luna.


25 ottobre–2 novembre 2008,
12-23 novembre 2008,
9-23 gennaio 2009
Sogno di una notte di mezza estate di W. Shakespeare
Regia di Luca Ronconi
Scene di Margherita Palli
Costumi di Antonio Marras
con Riccardo Bini, Francesca Ciocchetti, Francesco Colella, Pierluigi Corallo, Giovanni Crippa, Raffaele Esposito, Gianluigi Fogacci, Alessandro Genovesi, Elena Ghiaurov, Melania Giglio, Marco Grossi, Sergio Leone, Giovanni Ludeno, Fausto Russo Alesi
Piccolo Teatro Strehler, Milano


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