Babilonia Teatri infanga il buon nome del made in italy
Sara Trecate - 23.11.2008

Tags: made in italy, babilonia teatri, raimondi, castellani
Made in italy presenta un elenco di buoni motivi per non essere fieri dell'Italia di oggi in cui dilagano luoghi comuni, intolleranze, pregiudizi e ipocrisie. La compagnia Babilonia Teatri parte dal Nord-Est razzista e sempliciotto per delineare un'immagine complessiva delle vergogne del nostro Bel Paese.

Riassumere il peggio della società italiana di oggi in meno di un'ora è l'obiettivo di made in italy, il fortunato spettacolo di Babilonia Teatri, che consiste in un elenco ininterrotto di frasi ricorrenti, atteggiamenti tipici e opinioni diffuse, alternato a popolari canzoni che dovrebbero rappresentarci. Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, nel triplo ruolo di attori, autori e registi, hanno documentato la realtà che li circonda soffermandosi sugli elementi più ridicoli, insensati e volgari che hanno trovato.
made in italy, in scena fino al 30 novembre al CRT, ha vinto il Premio Scenario nel 2007; la motivazione della giuria riporta: "Il Nord Est italiano ritratto come una fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli famigliari ispirati al presepe, ma pervasi di idoli mediatici, intolleranza, fanatismo". I due attori veronesi raccontano com'è la situazione nella loro area geografica, ma piano piano ci si accorge che parlano di tutto il nostro Paese, accomunato dalle stesse passioni assurde e dagli stessi pregiudizi.
E' significativo che due veneti presentino un ritratto così sincero e duro della loro terra, non nascondendo i particolari più vergognosi quali il dilagante razzismo che fa pronunciare ogni giorno al bar, tra un grappino e l'altro, frasi come "bisognerebbe coparli col napalm", rivolte agli stranieri.
Si rientra poi nel nazional-popolare con i festeggiamenti esagerati per la vittoria ai Mondiali di calcio e con l'ipocrita sentimento patriottico mostrato durante i funerali di Luciano Pavarotti.
Lo spettatore, al di là di qualche risata, sarà tristemente colpito dalla familiarità che prova verso tutto ciò che viene detto sul palco. La vera Italia viene smascherata e si mostra per quello che realmente è, come fanno simbolicamente gli attori recitando per alcuni minuti completamente nudi. Il made in Italy perde tutto il suo valore e nel titolo dello spettacolo perde addirittura le lettere maiuscole, di cui evidentemente non è più degno.
Nessuna trama con un inizio e una fine, nessun personaggio fittizio, solo i bravi Raimondi e Castellani che, talvolta all'unisono, talvolta singolarmente, elencano in modo meccanico e monotono, scandendo bene le parole, tutto ciò di cui è costituita la loro vita da Italiani. Questo tipo di recitazione ricorda il linguaggio dei media che ogni giorno ci riversano addosso un mare di parole di fronte alle quali siamo inermi. Non c'è spazio per replicare e quindi siamo costretti ad ascoltare e ad accettare tutto; gli stessi attori, alla fine, si sederanno ai lati del palco ad ascoltare delle voci registrate che continueranno l'elenco da loro iniziato.
La messinscena rimane un po' abbozzata con gli attori immobili per la maggior parte del tempo, ma si tratta sicuramente di un lavoro molto originale nella drammaturgia e nelle intenzioni; la compagnia Babilonia Teatri ha operato una scelta stilistica controcorrente che li ha premiati, impressionando favorevolmente critica e pubblico dal Nord al Sud Italia.
Dal 18 al 30 novembre 2008
made in italy
di e con Valeria Raimondi e Enrico Castellani
CRT Teatro dell'arte, Milano



