L'impressionismo russo al Teatro Carcano: Il Gabbiano di Cechov

Maddalena Peluso - 20.11.2008 testo grande testo normale

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Tags: Il gabbiano, Antonio Cechov, Maddalena Peluso, Marco Bernardi,

E' in scena all'elegante Teatro Carcano fino al 23 novembre 2008 uno dei testi più poetici di fine Ottocento, Il gabbiano di Anton Cechov, in un accademico e assolutamente impeccabile allestimento prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, nella nuova traduzione di Fausto Malcovati.

"Mi piacerebbe che questo Gabbiano riuscisse veramente rotondo, vero, come Cechov l'ha scritto. Intenso e misterioso. Come la vita"
Marco Bernardi


Il conflitto generazionale tra genitori e figli e tra artisti affermati e giovani debuttanti, la riflessione dei personaggi sul senso del teatro, della scrittura e più in generale dell'arte, l'amore assoluto, nascosto, svelato, raccontato in tutte le sue varianti.
E' in scena all'elegante Teatro Carcano fino al 23 novembre 2008 uno dei testi più poetici di fine Ottocento, Il gabbiano di Anton Cechov, in un accademico e assolutamente impeccabile allestimento prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, nella nuova traduzione di Fausto Malcovati.
All'eccellente tecnica attoriale dei personaggi, diretti da Marco Bernardi, si affiancano le realistiche e bianche scenografie di Gisbert Jaekel, che incorniciano lo spettacolo come un opera pittorica dell'impressionismo russo, al quale, spesso, hanno paragonato l'opera di Cechov.
Una messa in scena senza dubbio magistrale e ricercata, capace di emozionare proprio attraverso quel rigore accademico che ben si presta ad un classico del dramma teatrale, rappresentato con incredibile successo esattamente 110 anni fa al Teatro di Mosca da Konstantin Stanislavskij e Vladimir Nemirovič Dančenko. Proprio attraverso lo studio dell'opera di Cechov fu poi elaborata una nuova metodologia di recitazione, per adeguare l'arte drammatica all'espressione di stati d'animo complessi, delle sfumature emozionali di personaggi apparentemente quotidiani, ma portatori di istanze attribuibili ad ogni essere umano.
Le ottime trovate scenografiche facilitano l'introspezione dei personaggi che si muovono immobili nella lenta monotonia di un estate al lago, tra i sereni canti dei contadini e le chiare rive, simboli di una pace naturale che si scontra con le ostilità degli animi umani, la ricerca della gloria, le vocazioni impossibili da abbandonare e la deliberata intenzione, intellettuale e borghese, di rovinare una vita per combattere la noia.
L'amore per la parola, scritta, recitata, annotata con ossessione in un libricino, emerge con tutta la sua forza così come dirompente è l'amore in tutte le sue forme, da quello per l'egocentrica Irina, una altera e passionale Patrizia Milani, a quello dell'infelice Maša, la coinvolta e guizzante Iolanda Piazza. Ottimo Carlo Simoni, capace di tratteggiare un gustoso Petr con misura e ironia.
Annotazione a parte merita la delicata e "leggera" Nina, messa in scena dalla giovane Gaia Insegna, dall'attenta e forse troppo misurata recitazione.
"C'è qualcosa di più – spiega il regista - di magico, di malato, nel modo in cui Cechov racconta questa storia. Il mio modo di mettere in scena i testi, ormai si sa, vorrebbe essere un tentativo di fenomenologia del teatro, vale a dire provare a tradurre in scrittura scenica il testo nella sua completezza, in una sorta di utopia ricostruttiva di tutti i punti di vista dell'autore.
Un'illusione esaustiva che, almeno nelle intenzioni, ci riporti concretamente al cospetto di Anton Cechov, vicino a lui, al calore della sua voce, al significato delle sue parole, all'intelligenza dei suoi pensieri. Come in una seduta spiritica".


"IL GABBIANO"
di Cechov
Dal 12 al 23 novembre
con Patrizia Milani, Carlo Simoni, Maurizio Donadoni, Fabrizio Martorelli, Gaia Insegna, Iolanda Piazza, Massimo Nicolini, Libero Sansavini, Gianna Coletti, Riccardo Zini e Maurizio Ranieri
regia Marco Bernardi
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
ambientazione sonora Franco Maurina
luci Lorenzo Carlucci
Produzione Teatro Stabile di Bolzano


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